Canzonissima 2026, quarta puntata: Arisa vince con La Notte, Lamborghini arriva dall’ospedale, scintille in giuria e pagelle

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La quarta settimana di Canzonissima 2026 intensifica il filo narrativo della rivincita: brani che in passato non hanno raccolto il premio più importante tornano sul palco con l’urgenza di un’occasione mancata. Tra cartellini rossi, momenti di tensione e interpretazioni capaci di ribaltare aspettative, la serata mette in primo piano tanto la musica quanto il peso delle scelte.

canzonissima 2026 e sanremo: la “rivincita” musicale

Il tema della quarta puntata ruota attorno a una logica precisa: eseguire canzoni che hanno avuto riscontri e valore, ma che al Festival di Sanremo non hanno ricevuto il riconoscimento massimo. L’idea non è solo cantare, bensì rimettere in scena una valutazione che non è mai arrivata. Le ragioni di queste assenze dal trofeo possono essere diverse, ma restano sullo sfondo come motore della serata.
Tra i riferimenti ricordati emergono diversi casi:

  • la notte di arisa, seconda nel 2012;
  • il ragazzo della via gluck di Celentano, esclusa nel 1966 prima dell’avvio della gara;
  • i bambini fanno oooh di povia, rimossa per via di un’esecuzione di prova che aveva compromesso lo status di inedito;
  • io amo di fausto leali, che non ha comunque vinto a Sanremo.

La costruzione del programma mantiene gli elementi che funzionano già nelle puntate precedenti: il format regge, la selezione dei nomi appare coerente e la conduzione di Milly Carlucci segue ritmi e turni con precisione. La cornice “La rivincita di Sanremo” aggiunge una dimensione narrativa: ogni brano viene proposto con la consapevolezza che avrebbe potuto meritare altro.

l’episodio chiave: michele bravi e l’ostracismo per umberto bindi

Nel mezzo della serata si concentra il passaggio più importante di tutta la quarta puntata. Michele Bravi porta sul palco Il nostro concerto di Umberto Bindi, cantautore genovese che nel Festival del 1961 venne messo ai margini a causa di un anello vistoso che alimentò polemiche collegate alla sua omosessualità.

cartellini rossi e motivazioni: il senso di una scelta

In questa fase quasi tutti i Magnifici 7 estraggono il cartellino rosso. Le motivazioni richiamano due concetti: “non è il mio genere” e “questo brano non è più attuale”. La risposta di Bravi sintetizza il senso della serata: “I cartellini rossi li prendo io perché Bindi non se li merita.”

Il punto decisivo non riguarda soltanto la resa artistica del brano, ma l’opportunità di dare una storia e un significato a un artista effettivamente ostracizzato in un periodo segnato da pregiudizi. Il meccanismo dei cartellini, verde o rosso, rende più robusto l’impianto della giuria, ma lascia esposti a figuracce che nessuna posa può cancellare. In sala Giacomo Maiolini, indicato come il “signor no” della giuria, riesce a far uscire il cartellino rosso anche per la notte di arisa, citando l’effetto dei brani lenti.

il grande momento: arisa e la notte

La serata riconosce in Arisa la concorrente più incisiva di Canzonissima 2026. Non solo per i risultati, dato che ha già vinto la seconda puntata e poi si ripete anche qui: ciò che avviene ogni volta che sale sul palco è descritto come una conseguenza diretta della sua presenza, non del semplice format.
La notte, diventata seconda a Sanremo nel 2012 dietro Non è l’inferno di Emma Marrone, viene riproposta quasi quindici anni dopo senza perdere forza. L’interpretazione viene associata a una consapevolezza crescente, mentre l’arrangiamento viene presentato come un elemento che aggiunge anziché coprire.

La dinamica della votazione evidenzia una spaccatura tra giuria e pubblico: i voti nel banco artisti indicano una direzione differente, mentre da casa la canzone completa il quadro. La notte vince la puntata e accede alla finalissima. La classifica provvisoria viene aggiornata con ulteriori brani presenti nel percorso della stagione:

  • mio canto libero di battisti, cantato da moro;
  • leva calcistica di de gregori, ancora interpretata da arisa;
  • caruso di dalla, cantato da grigolo.

lo scontro tra magnifici 7: izzo, fialdini e il caso lamborghini

La quarta puntata porta anche il primo confronto davvero netto tra i Magnifici 7, dopo una fase iniziale più controllata. In particolare, il passaggio centrale riguarda la scelta di Elettra Lamborghini, che esegue I bambini fanno Oooh di Povia.
L’esecuzione viene raccontata come un progetto non concesso in passato: la cantante avrebbe voluto presentare il brano nella serata delle cover del suo debutto a Sanremo 2020, ma non ottenne l’autorizzazione. La versione in Canzonissima arriva direttamente dall’ospedale, dove era stata ricoverata nel pomeriggio per una brutta cistite, e include un coro di bambini. Il brano viene portato a termine comunque.

tensione in studio: interpretazioni opposte sulla scelta

Simona Izzo giudica la canzone inadatta, mentre Francesca Fialdini difende la scelta richiamando il percorso di Lamborghini nel programma. I toni si alzano e il confronto diventa verbale: Izzo insiste sulla coerenza del brano, Fialdini ribatte negando l’idea di un’inadeguatezza slegata dalla decisione personale. Lamborghini chiude con una frase che sintetizza l’impostazione della partecipazione: “Io volevo portare una persona che mi piace, non sono qui per vincere, stic*zzi.”

In parallelo, Arisa, nelle dichiarazioni sul bancone dei Magnifici 7, racconta che l’amore non la interessa più e di non essere mai riuscita a far innamorare nessuno. Il format viene presentato come capace di estrarre frasi dal vissuto reale, grazie alle condizioni create in studio.

pagelle della quarta puntata: voti e giudizi sui magnifici 7

arisa — la notte: 9
Vince meritatamente per la seconda volta: il brano viene descritto come suo, conosciuto fino alla capacità di emozionare. L’arrangiamento viene indicato come coerente e utile, capace di rendere emergenti sentimenti nascosti.

fausto leali — io amo: 8,5
Nonostante l’età avanzata, il brano coinvolge tutta la sala, giurati inclusi, grazie anche alla scrittura di Toto Cutugno. L’esecuzione è presentata come un karaoke intergenerazionale: forte della voce graffiata e della solidità di chi non deve dimostrare.

fabrizio moro — sono solo parole: 8
Il brano, associato a una scrittura precedente per Noemi, viene interpretato da autore con malinconia controllata. Viene sottolineata la capacità del pezzo di funzionare con due voci differenti, senza tradire la base.

michele bravi — il nostro concerto: 8
La scelta cade su Umberto Bindi, con una motivazione centrata sul valore del ricordo. I cartellini rossi arrivano comunque; la frase di Bravi domina la scena. Il brano viene considerato invecchiato e meno radiofonico, ma non come colpa dell’autore.

enrico ruggeri — il ragazzo della via gluck: 7,5
La versione rock e contemporanea viene collegata a una scrittura già attuale anche cinquant’anni fa. Il brano viene giudicato riuscito perché non viene addolcito, mantenendo intensità e carattere.

irene grandi — incoscienti giovani: 7
La difficoltà interpretativa viene associata ad Achille Lauro, dove convivono registri contrastanti. La resa viene descritta come onesta ma non perfetta: vengono segnalati acuti meno presenti e una malinconia più marcata.

malika ayane — la prima cosa bella: 7
La scelta viene presentata come sicura perché già nota e già sperimentata in un film. L’interpretazione mantiene classe e affidabilità: la direzione è solida, pur non risultando eccessivamente rischiosa.

vittorio grigolo — quando quando quando: 6,5
In presenza di Tony Renis in sala, il brano viene adattato in chiave crooner pop con maggiore naturalezza. La performance viene definita un esperimento riuscito solo in parte.

leo gassmann — io che amo solo te: 6
Il riferimento a Sergio Endrigo viene trattato come un banco di prova complesso, difficilmente affrontabile senza il necessario vissuto. L’esecuzione è comunque segnata da passione, ma il risultato rimane inferiore al livello del brano.

el io e le storie tese — la canzone mononota: 6
La scelta di autocitare viene considerata legittima ma da gestire con maggiore precisione. Il brano viene interpretato come un divertissement pensato per Sanremo 2013 più che come una vera firma. L’ascolto odierno risulta meno sorprendente di allora.

jalisse — su di noi: 5,5
La reinterpretazione in versione dark, con voce graffiata e arrangiamento più aggressivo, viene vista come un’idea interessante. Il risultato viene però valutato come più promettente che compiuto.

elettra lamborghini — i bambini fanno oh: 5
Nonostante il gesto e il contesto speciale legati all’ospedale, la performance viene descritta come limitata senza la struttura produttiva tipica delle sue esibizioni estive. La volontà c’è, ma la resa resta “dolcemente amatoriale”.

milly carlucci — conduzione: 7
Gestione efficace di una puntata densa: viene indicata la capacità di lasciare spazio agli scontri senza trasformarli in teatrini, intervenendo quando serve e lasciando spazio quando non serve.

personaggi e ospiti citati nella serata
  • arisa
  • michele bravi
  • milly carlucci
  • giacomo maiolini
  • umberto bindi
  • celentano
  • povia
  • fausto leali
  • toto cutugno
  • francesca fialdini
  • simona izzo
  • elettra lamborghini
  • franco mori
  • enrico ruggeri
  • irene grandi
  • malika ayane
  • vittorio grigolo
  • tony renis
  • leo gassmann
  • sergio endrigo
  • elio e le storie tese
  • jalisse
  • joseph “achille lauro”
  • moro
  • noemi
  • emma marrone
  • pupo

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