Early metal albums: 10 dischi da ascoltare per ogni fan dell heavy metal, dall inizio alla fine

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Il heavy metal ha attraversato decenni di cambiamenti: tra evoluzione dei sottogeneri, frammentazione del suono e successo di formati più brevi rispetto agli album completi, alcune tappe storiche rischiano di essere ricordate solo in modo superficiale. Per ristabilire il legame con le origini, vengono messi in evidenza dischi fondamentali che hanno definito sonorità, immaginario e impatto culturale del genere. L’attenzione resta concentrata su lavori capaci di funzionare come esperienza completa, dall’inizio alla fine.

10) in the court of the crimson king: l’origine del DNA metal

king crimson, 1969

Anche se formalmente inquadrato come progressive rock, King Crimson ha esercitato un’influenza diretta sul linguaggio tipico del metal. Il debutto In the Court of the Crimson King raccoglie ritmi intensi, riff di chitarra di grande impatto e un immaginario esoterico e mitologico, costruendo un ascolto percepibile come aggressivo e totalizzante.
Tra le cinque tracce, due vengono indicate come veri punti di riferimento: da un lato “21st Century Schizoid Man”, che gioca con la metrica fino a un climax caotico, dall’altro “The Court of the Crimson King”, un brano esteso e monumentale che ha lasciato tracce rilevanti anche fuori dal perimetro del metal.

9) paranoid: black sabbath e l’impatto di un capolavoro

black sabbath, 1970

Il primo album di Black Sabbath è spesso considerato il primo vero lavoro heavy metal, ma il testo focalizza la forza del progetto nel secondo disco, pubblicato a distanza di soli sette mesi. Paranoid viene descritto come un’esecuzione completa dall’inizio alla fine, senza “brani dormienti”.
Sono richiamati titoli diventati simbolo del gruppo, come “Iron Man” e “War Pigs”. La rilevanza storica cresce anche per il ruolo nella controversia alimentata dal movimento Moral Majority negli anni Ottanta: testi e contenuti vennero indicati come esempio di presunta corruzione morale, nonostante le canzoni siano formulate come avvertimenti contro dipendenze e il contesto della guerra del Vietnam.
Il risultato è un disco definito essenziale per comprendere la fase iniziale del metal.

8) iv: led zeppelin e la coesione sonora

led zeppelin, 1971

Il quarto album dei Led Zeppelin è tecnicamente senza titolo: dopo la ricezione giudicata non ottimale di Led Zeppelin III, il gruppo abbandonò la numerazione tradizionale. Ogni membro scelse o creò un simbolo personale, e quei segni vennero usati come “titolo” dell’album.
Nonostante l’etichetta più comune resti Led Zeppelin IV, vengono ricordati anche altri nomi ricorrenti: ZoSo (per il simbolo di Page), Four Symbols, Untitled e Runes.
Qualunque denominazione, l’impatto resta legato alla capacità di restare coeso e di risultare tra i lavori più pesanti del gruppo. Viene citato l’avvio di “Black Dog” e l’intero andamento dell’LP, senza cali di intensità. Sono menzionati anche “Stairway to Heaven”, brani con riferimenti a Tolkien come “The Battle of Evermore” e “Misty Mountain Hop”, e la chiusura “When the Levee Breaks”, descritta come un epico sette minuti con origine in un brano blues del 1929.

7) machine head: deep purple e il fuoco che ha generato un classico

deep purple, 1972

Deep Purple nasce come band legata al progressive rock, ma durante le fasi di preparazione di Machine Head il testo sottolinea un’evoluzione ottenuta tramite quattro anni di concerti intensi. L’obiettivo diventa riportare in studio quella forza da palco.
Per le registrazioni viene citato l’uso del Rolling Stones Mobile Studio, con veicolo attrezzato e proprietà dei Rolling Stones, impiegato da più band. La sede individuata è il Montreaux Casino, che veniva anche affittato come spazio di registrazione.
Un evento imprevisto interrompe i piani: il giorno prima delle sessioni, il casino prende fuoco. Il testo collega l’episodio a una flare sparata da un fan durante una performance di Frank Zappa e delle Mothers of Invention. Deep Purple vede l’incendio e ne ricava lo spunto per scrivere “Smoke on the Water”, inserita in Machine Head. Nell’album vengono poi evidenziati come particolarmente pesanti “Highway Star” e “Space Truckin’”.

6) demons and wizards: uriah heep e il legame tra metal e fantasia

uriah heep, 1972

Demons and Wizards segna la prima uscita britannica con il bassista Gary Thain. La chimica tra i membri viene indicata come evidente, insieme a un suono percepito come “scontroso” e “solitario”, ma anche capace di risultare ad alta energia.
Il lavoro viene collegato in modo diretto a un aspetto centrale: la solidificazione del rapporto tra heavy metal e testi fantastici o comunque surreali.
Sono richiamate anche le uscite: “The Wizard” come primo video musicale del gruppo e come ballata acustica con struttura “zeppeliana” legata all’incontro con un mago reale; “Easy Livin’” come secondo singolo e una delle tracce più coperte; inoltre viene menzionato come Ken Hensley abbia descritto il disco come un insieme di brani registrati “con piacere”, con un tono di entusiasmo che emerge lungo tutto l’LP.

5) spectres: blue öyster cult e l’energia che parte subito forte

blue öyster cult, 1977

Spectres è il quinto album dei Blue Öyster Cult, presentato come quintetto di rock psichedelico. Il disco ottiene la certificazione gold entro due mesi dalla pubblicazione a fine 1977. Il testo collega la spinta al precedente Agents of Fortune, che aveva portato il gruppo sotto i riflettori grazie a “Don’t Fear the Reaper”.
L’LP viene descritto come un secondo successo, con un inizio immediato e impattante: “Godzilla” apre il disco con un “bang” letterale e diventa un singolo che arriverà alla certificazione platinum.
È segnalato che “Godzilla” verrà usata in un film dell’omonima creatura dopo 42 anni, quando Serj Tankian (con il supporto di Brendon Small e Gene Hoglan) ne realizza una cover per la colonna sonora di Godzilla: King of the Monsters (2019).
Il resto del disco viene poi presentato come pieno di brani che incarnano il mood da heavy metal “party”, dal’anthem da biker-bar “Golden Age of Leather” — con apertura tramite la Newark Boys’ Chorus — fino a “R. U. Ready 2 Rock” e alla chiusura cupa e vampirica “Nosferatu”. Pur essendo talvolta considerati un gruppo “di trovate”, Spectres viene indicato come prova di un cuore genuinamente metal.

4) no sleep ‘til hammersmith: mötorhead e la potenza dal vivo

mötorhead, 1981

Registrato durante il tour Short Sharp Pain in the Neck del 1981, No Sleep ‘Til Hammersmith è il primo album live del gruppo: contiene undici interpretazioni non addomesticate, a tratti primitive, tratte dai primi quattro lavori in studio.
Nel testo viene spiegato anche il significato del nome del tour: nasce dall’episodio in cui il batterista Phil Taylor viene colpito alla testa mentre i membri del gruppo si “scambiavano” colpi e scherzi dopo un concerto. Il titolo richiama anche l’effetto della troppo testa che “ondeggia” (headbanging), definito come una conseguenza frequente dopo l’ascolto del gruppo.
Viene ricordato che Lemmy Kilmister è considerato uno dei veri dei del metal e che Mötorhead ha continuato a suonare dal vivo fino alla morte nel dicembre 2015. Nel 1981, prima che anni di eccessi lasciassero il segno, Lemmy viene descritto come in piena forma, con riff di basso capaci di “spaccare” la mente. L’album è presentato come un’antologia precoce e nello stesso tempo come una aggressione continua che mette in chiaro come l’heavy metal possa colpire con la stessa efficacia della chitarra tagliente.

3) borrowed time: diamond head e l’influenza su più generazioni

diamond head, 1982

Borrowed Time rappresenta la prima delle due uscite del gruppo Diamond Head in major label, dopo un debutto su etichetta indipendente. Il testo chiarisce che la band non è stata tra le più popolari su scala globale tra i protagonisti della nuova ondata britannica, ma risulta straordinariamente influente per i gruppi successivi, in particolare per il thrash americano, citando Metallica e Megadeth.
Il disco riesce anche a entrare in classifica: raggiunge il numero 24 nel Regno Unito. Da qui provengono diversi brani diventati classici live, come “In the Heat of the Night” e “Don’t You Ever Leave Me”, oltre a versioni più rifinite di “Lightning to the Nations” e “Am I Evil?”, già presenti nel debutto Lightning to the Nations.
Tra le tracce, “Am I Evil?” viene indicata come la più famosa del gruppo: non pubblicata come singolo, verrà comunque ripresa nel 1984 da Metallica come B-side del singolo “Creeping Death”, consolidandone la fama.

2) number of the beast: iron maiden e il salto verso la fama mondiale

iron maiden, 1982

The Number of the Beast viene descritto come l’album che porta Iron Maiden dal circuito della New Wave of British Heavy Metal a una dimensione di celebrità internazionale, con una notorietà che prosegue nel tempo. È anche il primo disco con il cantante Bruce Dickinson: il suo stile vocale viene indicato come un elemento decisivo per rendere il lavoro il primo a guidare la classifica UK Albums Chart e a entrare nella Top 40 statunitense di Billboard.
La prima singola è “Run to the Hills”, citata come primo brano in top ten in UK per la band.
La riuscita viene sostenuta dalla qualità dell’impianto dall’apertura con “Invaders” fino all’epilogo “Hallowed Be Thy Name”, descritto come un finale spettacolare. Il testo sottolinea anche l’uso esplicito di simboli satanici, che avrebbe attirato attacchi pubblici e perfino roghi dell’album, ma che paradossalmente aumentano la visibilità: la vendita raggiunge l’oro in un solo anno e poi arriva la certificazione platinum nel 1986.
Nel lungo periodo, The Number of the Beast risulta confermarsi tra i grandi classici del metal, con vendite stimate almeno 20 milioni di copie e in crescita.

1) holy diver: dio e la potenza definitiva del metal

dio, 1983

Holy Diver è presentato come un punto di arrivo: Ronnie James Dio è già indicato come uno dei grandi vocalist del heavy metal al momento dell’uscita. L’album è il primo di Dio (come band), mentre Ronnie James Dio (come musicista) aveva maturato esperienza nel genere già dal 1975, quando Ritchie Blackmore avvia un progetto chiamato Rainbow e invita Dio e i compagni dal gruppo Elf.
Dopo l’uscita da Rainbow nel 1979, Dio subentra a Ozzy Osbourne nella formazione di Black Sabbath. Il testo ricorda che per tre album Dio porta la voce nella storia della band leggendaria, fino alla separazione nel 1982 per divergenze creative, quando avvia un progetto personale.
La chiave di Holy Diver viene individuata nella combinazione tra maestria nel genere e radici culturali: riff con una resa “dura” e testi orientati a mettere in discussione l’ipocrisia, con particolare riferimento all’organizzazione religiosa. Pur richiamando elementi fantastici già presenti nel lavoro con Elf negli anni Settanta, l’album viene descritto come il risultato del passaggio attraverso le “prove” di Deep Purple e Black Sabbath, con un’energia costante e dominante, soprattutto nella title track e nel secondo singolo, “Rainbow in the Dark”.

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