Backrooms: cosa sono e perché il concetto è il più inquietante degli ultimi 10 anni
Un nuovo trailer riportato sotto i riflettori ha riacceso l’attenzione su un’idea cresciuta fuori dai confini tradizionali dell’horror. Backrooms non colpiscono solo per l’atmosfera, ma per l’origine: un fenomeno nato online, diventato nel tempo uno dei miti più disturbanti diffusi in rete. Il focus si concentra su cosa siano davvero le Backrooms, su come si siano radicate nella cultura pop e su perché continuino a generare inquietudine, fino all’arrivo del progetto cinematografico.
backrooms: un labirinto di stanze vuote
Le Backrooms vengono descritte come uno spazio impossibile e ripetitivo: un labirinto di stanze vuote con corridoi giallastri, moquette umida, luci al neon e ambienti che ricordano uffici dismessi o locali abbandonati. L’impianto narrativo è costruito sull’idea che una persona possa finire lì per errore, come se la realtà quotidiana avesse un punto di rottura e si arrivasse in un livello nascosto del mondo.
La forza del concetto deriva dal fatto che l’ambiente non è “altrove” in modo evidente: è banale, familiare, quasi riconoscibile. Proprio per questo risulta spaventoso, perché la sensazione centrale è quella di essere intrappolati appena oltre ciò che è normale.
la nascita del mito su 4chan: 12 maggio 2019
L’origine del racconto come mito condiviso è legata a una data precisa e a una piattaforma specifica. Le Backrooms prendono forma il 12 maggio 2019 sulla board /x/ di 4chan, uno spazio del sito dedicato al paranormale e al soprannaturale. In un thread compare un’immagine di interno giallo e anonimo, accompagnata da un testo anonimo che delinea per la prima volta la regola fondamentale: uscendo dalla realtà nel modo sbagliato, si finirebbe in stanze infinite, con il ronzio dei neon come unica presenza.
La fotografia potrebbe anche avere radici precedenti, ma il mito “Backrooms” diventa riconoscibile quando quell’immagine viene trasformata in racconto e in un’idea espandibile da altri utenti.
creepypasta e folklore digitale: come si diffonde
Per comprendere la crescita del fenomeno serve un riferimento chiave: creepypasta. Con questo termine si indicano storie horror diffuse online, spesso in forma anonima, che vengono copiate, rielaborate e rilanciate in continuazione. Il meccanismo è quello della “copypasta”, ma applicato a contenuti pensati per generare paura e disagio.
Nel tempo questi racconti vengono interpretati come un folklore digitale contemporaneo: non esiste un’unica paternità riconoscibile, perché l’universo narrativo si costruisce tramite stratificazioni collettive. Ogni partecipante può introdurre variazioni, cambiare regole, aggiungere dettagli e rendere la storia più ampia.
In questo processo il ruolo di 4chan risulta determinante. Più che un contenitore, la piattaforma è stata per anni un terreno dove idee e miti si formano in modo rapido e incontrollato. L’anonimato, la frammentazione dei thread e la velocità con cui immagini e testi vengono ripresi e deformati favoriscono la nascita di racconti collettivi. Le Backrooms vengono quindi percepite anche come una intuizione condivisa, non come un prodotto definito una volta per tutte.
liminal spaces: gli spazi liminali dietro l’angoscia
A rafforzare il concetto interviene il legame con i liminal spaces, cioè ambienti di transizione e contesti impersonali: corridoi, sale d’attesa, uffici deserti, centri commerciali vuoti e scuole senza studenti. Si tratta di luoghi normali, ma privati della loro funzione e della presenza umana. La sensazione risultante è quella di una sospensione inquietante, come se lo spazio fosse “fuori posto” rispetto alla vita reale.
Le Backrooms amplificano questo effetto fino a trasformarlo in una prigione mentale e fisica: viene meno l’orientamento, non esiste una vera uscita e spesso manca anche una logica coerente. L’angoscia non nasce soltanto dall’eventuale minaccia “là dentro”, ma anche dal sospetto che non ci sia nulla, se non la ripetizione infinita dello stesso ambiente.
dal web alla produzione A24: il salto nel mainstream
Negli anni il mito si è esteso oltre il post iniziale. Sono comparsi forum, wiki, videogiochi, video, fan art e mappe dei livelli. Con il tempo si sono sviluppate anche tassonomie di creature e ambienti, consolidando l’idea di un universo narrativo in continua espansione.
Un passaggio decisivo arriva nel 2022, quando Kane Parsons, conosciuto online come Kane Pixels, pubblica su YouTube The Backrooms (Found Footage). Il corto traduce il mito internet in immagini in movimento, con un’estetica found footage e un’impostazione analog horror capace di impressionare milioni di spettatori. È da qui che l’idea entra con maggiore forza nel mainstream.
Il progetto cinematografico diventa quindi concreto: il film Backrooms è prodotto da A24, con uscita negli Stati Uniti prevista per il 29 maggio 2026, preceduta dalla diffusione del trailer ufficiale.
il corto che ha dato inizio alla percezione contemporanea del mito
Il ritorno di interesse si collega anche all’impatto di The Backrooms (Found Footage). Le Backrooms vengono percepite come particolarmente inquietanti non per lo shock immediato, ma per una paura più sottile e persistente: non viene proposto il mostro classico, bensì il sospetto che dietro la superficie del quotidiano si nasconda un vuoto senza fine. In questo modo l’horror viene associato al linguaggio digitale, trasformando un’esperienza ordinaria—trovarsi in un luogo apparentemente normale—in qualcosa di profondamente sbagliato.
personaggi, ospiti e cast presenti- Nessun nominativo di ospiti o membri del cast è indicato nel testo di partenza.
