Tv shows che hanno trollato i fan: 8 esempi da non perdere
Le “svolte” in televisione possono diventare memorabili quando rimescolano le certezze e costruiscono un payoff solido. Quando invece manca una base narrativa convincente, il risultato rischia di trasformarsi in un troll: una scelta presentata come colpo di scena che, per tono e messa in scena, genera frustrazione invece di soddisfazione.
Di seguito vengono raccolti alcuni esempi in cui il meccanismo della sorpresa è stato percepito come fuori bersaglio, tra promesse non mantenute, ritorni “spinti” e rivelazioni che ridimensionano personaggi o impostazioni precedenti.
sherlock: moriarty e i ritorni “spalmati” fino alla resa finale
Non tutti i troll moment provengono da serie deboli: alcuni arrivano da prodotti costruiti con attenzione, rendendo l’impatto ancora più negativo. In Sherlock, la morte di Moriarty e la sua successiva riapparizione sono state a lungo lette come un evento che ha tenuto alta la tensione. Dopo la conclusione della seconda stagione, infatti, la conferma della sopravvivenza del nemico ha funzionato grazie a una chiusura emotiva che sembrava definitiva.
Il problema nasce quando le stagioni successive amplificano l’idea di un possibile rientro, con indizi e accenni che spostano l’attesa senza costruire un reale completamento. Nella quarta stagione, la rivelazione principale porta una spiegazione diversa: il piano di fondo viene attribuito alla sorella segreta di Sherlock come regista. Il finale, dopo una serie che aveva mantenuto un alto livello di potenziale, viene percepito come una nota amara capace di ridurre l’effetto su più figure coinvolte.
wandavision: pietro maximoff e la svolta che non arriva come atteso
WandaVision viene riconosciuta tra le uscite più forti della prima fase MCU su Disney+. In parallelo, però, compaiono frizioni con alcuni snodi che hanno alimentato aspettative difficili da gestire. L’introduzione di Evan Peters nel ruolo di Pietro Maximoff suggerisce un crossover significativo tra l’universo degli X-Men e la continuity dell’MCU.
La teoria viene rapidamente smontata: nonostante il personaggio si presenti come fratello di Wanda, il quadro si chiude con l’identificazione in un uomo chiamato Ralph Bohner. La soluzione viene letta come una gag che spegne l’interesse costruito e trasforma un ingresso potenzialmente importante in un momento considerato umoristico ma fallimentare, soprattutto per la promessa di multiverso rimasta in parte sulla carta.
she-hulk: attorney at law e il meta finale percepito come “schiaffo”
Anche She-Hulk: Attorney at Law viene associata a un episodio finale controverso, nel quale il tentativo di chiudere la storia con un gesto meta risulta eccessivo. La serie, durante il suo percorso, ha raccolto critiche e reazioni negative, ma la conclusione sceglie una strada che spinge ulteriormente il tono.
Il punto contestato riguarda l’evoluzione della protagonista: fino al punto da “uscire” letteralmente dalla propria narrazione, arrivando sulla pagina di avvio di Disney+ e affrontando l’idea di un percorso di produzione legato a una serie MCU dietro le quinte. Questo passaggio viene considerato troppo esplicito, come se la chiusura puntasse a colpire il pubblico invece di chiudere in modo coerente.
roseanne: il finale retcon e il ribaltamento delle stagioni finali
Roseanne viene indicata tra le conclusioni televisive più criticabili. La serie termina un ciclo di nove stagioni con una rivelazione ritenuta gravissima: Dan (interpretato da John Goodman) muore alla fine dell’ottava stagione, colpito da un infarto.
La nona stagione successiva viene raccontata come una sequenza di allucinazioni vissute dalla protagonista durante il tentativo di elaborare la morte. Questo sviluppo genera un rifiuto così diffuso che, quando nel 2018 lo show viene rilanciato con la decima stagione, viene applicato un retcon totale: John Goodman torna in scena, annullando di fatto quanto visto in chiusura.
the walking dead: glenn, la falsa sopravvivenza e il colpo finale
The Walking Dead ha alternato alti e bassi, ma durante la prima parte del suo percorso Glenn, interpretato da Steven Yeun, diventa uno dei sopravvissuti più amati. Per questo, la decisione di farlo morire in un momento preciso risulta particolarmente dolorosa: la scomparsa avviene a causa di una massa enorme di persone in piena città, lontano dalla moglie e dal “gruppo-famiglia”.
Nonostante ciò, la serie non chiarisce subito la sorte del personaggio: la conferma arriva soltanto tre episodi più tardi, con l’impressione che il protagonista abbia davanti ancora una possibilità concreta di costruire un futuro con Maggie. L’inasprimento arriva nel finale di quella stessa finestra narrativa: si procede con un’ulteriore esecuzione tramite Negan, che uccide Glenn in modo brutale. In questo quadro viene sottolineato come l’andamento crei un vero “whiplash” narrativo, rendendo l’impatto finale ancora più devastante.
community: dan harmon fuori e il retcon della quarta stagione
Community affronta difficoltà significative per rimanere in produzione, e il quarto capitolo diventa un momento di spaccatura. Il motivo riguarda l’uscita dalla guida di Dan Harmon, creatore e showrunner, prima del ritorno per la stagione successiva. Senza di lui, la quarta stagione viene descritta come priva dell’ironia e del fascino delle edizioni precedenti.
Con il reintegro di Harmon subito dopo l’uscita della stagione 4, arriva anche un aggiustamento di continuità: nella quinta stagione l’intero periodo precedente viene riscritto tramite un retcon. La spiegazione proposta è che quanto visto sia avvenuto come conseguenza di allucinazioni provocate da una fuga di gas.
La soluzione viene valutata come non perfetta, perché rende parte della storia percepita come priva di senso, ma almeno ristabilisce un assetto coerente per la timeline.
family guy: life of brian, morte del cane e ritorno nel giro di poche puntate
Nel 2013, mentre Family Guy entra nella dodicesima stagione, un episodio altamente controverso, intitolato “Life of Brian”, segna la morte di Brian. L’evento avviene tramite un incidente stradale e il cane viene sostituito: anche la sequenza dei titoli del successivo episodio mostra Brian rimpiazzato, suggerendo un cambiamento stabile.
La reazione del pubblico è immediata, con un’ondata di proteste e la creazione di una petizione per riportare Brian in vita. Il personaggio però torna pochi episodi dopo. L’andamento complessivo viene interpretato come un’altra trovata tipica di una commedia animata sperimentale, in cui lo scarto viene usato come trolling più che come sviluppo stabile.
south park: il DNA test di cartman e il payoff ritardato fino al retcon
South Park viene citata come uno dei casi più noti quando l’obiettivo sembra essere la provocazione sistematica. Nel 1997, con la prima stagione, compare un arco narrativo che conquista: Cartman cerca di trovare il proprio padre biologico e, nell’ultimo episodio della stagione 1, gli uomini coinvolti accettano di sostenere un test del DNA.
Il meccanismo del finale funziona come cliffhanger e spinge a tornare. In seguito, però, la stagione 2 riparte con un episodio “scollegato”, presentato come caso autonomo. Per aumentare ulteriormente la sensazione di presa in giro, la conclusione vista nella stagione 2, episodio 2, viene poi retconnata nella stagione 14. In sintesi, la gestione di questa svolta viene percepita come più vicina a un attacco al pubblico che a una scelta narrativa costruita con efficacia.