Anime disastri da non perdere: le 10 beffe più incredibili di sempre
Il mondo dell’animazione giapponese è costellato di esempi di produzioni che, a causa di problemi tecnici, scelte creative discutibili o problemi di budget, sono finite per compromettere irrimediabilmente il loro impatto e la loro qualità. La valutazione delle serie anime più deludenti rappresenta spesso un potente esempio di come anche i franchise più popolari possano subire crolli inaspettati. Questo testo analizzerà alcune delle produzioni più emblematiche che, nel corso degli anni, sono state segnate da fallimenti produttivi di grande impatto, illustrando gli episodi di maggiore delusione nel panorama anime.
wonder egg priority
trama e temi affrontati
Wonder Egg Priority narra la storia di Ai Ohto, una adolescente introversa che si scontra con il suicidio della migliore amica Koito. Una voce misteriosa la conduce in un’area abbandonata, dove acquista un Wonder Egg: quando si rompe, appare una ragazza invasata da creature nate dal trauma reale, come bullismo, abusi e autolesionismo. I primi episodi si distinguono per la loro audace rappresentazione emotiva, animazioni sorprendenti e personaggi complessi.
La serie si propone di affrontare in modo crudo tematiche delicate, con uno stile visivo che incanta e un racconto che si percepisce come potenzialmente capace di diventare un classico. La narrazione risulta molto coinvolgente nelle sue sequenze iniziali, rendendo il pubblico partecipe di storie profonde e personali.
motivi del fallimento e momenti di crisi
Il problema principale si manifesta con l’inizio della seconda parte di stagione, in cui i problemi produttivi compromettevano il ritmo della narrazione. La qualità dell’animazione si deteriora, con scene che perdono fluidità e dettagli, e le scelte narrative si fanno più confuse. Inoltre, nel momento culminante, la serie non risponde alle domande centrali, introducendo elementi di fantascienza e dimensioni parallele che risultano stiracchiati e poco coesi. La conclusione si presenta come un finale incompleto e deludente, che lascia lo spettatore con sensazioni di vuoto e insoddisfazione.
gibiate
ambientazione e trama di base
Gibiate vede protagonisti un samurai e un ninja proiettati nel futuro del 2030, dove un virus chiamato Gibia trasforma le persone in creature mostruose. Sono accompagnati da un medico che cerca di trovare una cura, mentre affrontano un mondo post-apocalittico ricco di creature sconosciute e minacce continue. La premessa sembra promettere un’action intrigante con elementi di fantascienza e creature bizzarre.
motivazioni del fallimento
Il risultato finale contraddice le aspettative: l’animazione si rivela molto statica e poco curata, con scenari e creature prive di dettagli e texture. Le sequenze di combattimento sono confuse e prive di energia, quasi prive di impatto visivo. La narrazione si trascina senza una reale direzione, creando una sensazione di stanchezza e di idee già viste. La mancanza di coerenza e di ritmo ha portato Gibiate ad essere ricordato come uno dei peggiori esempi di serie d’azione disastrose, dove anche le promesse di un action avvincente si sono definitamente infrante.
the lost village (mayoiga)
essenza della storia e sviluppo
A bordo di un bus in viaggio verso il misterioso villaggio di Nanaki, trenta persone cercano di sfuggire al passato. Tra loro, Mitsumune desidera allontanarsi dalla propria vita, mentre Masaki custodisce segreti inquietanti. La destinazione, apparentemente deserta, si rivela un luogo di paure e illusioni, in cui ogni personaggio inizia a confrontarsi con le proprie insicurezze e traumi.
esiti e punti deboli
Inizialmente, la serie mescola abilmente il genere horror con un’atmosfera di mistero e tensione, ma questa promessa si perde rapidamente. Il numero elevato di personaggi, i cambi di tono tra drammi intensi e momenti di comicità fuori luogo, ristabiliscono un senso di confusione. Alla fine, le spiegazioni vengono fornite attraverso dialoghi lunghi e poco efficaci, lasciando il pubblico con una sensazione di risultato incoerente e poco soddisfacente. La conclusione si presenta come un finale dispersivo, che non riesce a far giustizia al potenziale iniziale di questa produzione.
hellsing (2001 TV series)
contenuto e stile narrativo
Hellsing combatte minacce sovrannaturali in Gran Bretagna, con Alucard al suo fianco. La serie mostra un’atmosfera gotica cupa, contraddistinta da combattimenti sanguinosi e un protagonista inquietante quanto affascinante. Gli episodi iniziali mettono in scena una narrazione cruda e violenta, sfruttando al massimo il look dark e il mood inquietante, con l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore nel mondo delle forze oscure.
problemi di produzione e impatto visivo
Con il sì del materiale originale ancora in incompletezza, la serie si discosta dalla versione manga, dando vita a un racconto “parziale”. La gestione dell’animazione mostra segni di obsolescenza, con scene fisse e combattimenti poco energici, accompagnati da effetti sonori di bassa qualità. Il risultato presenta uno stile che, pur essendo riconoscibile, non riesce a trasmettere la brutalità e la tensione di una produzione più fedele, risultando troppo piatta rispetto alle potenzialità del soggetto.
dragon ball super
introduzione e primi episodi
Goku tenta di adattarsi alla vita da agricoltore dopo Buu, ma l’arrivo di Beerus, il dio della distruzione, cambia tutto. La narrazione si espande rapidamente: vengono introdotte dimensioni, tornei universali e nuove trasformazioni, con l’obiettivo di ricreare il caos tipico dell’universo di Dragon Ball. La fase iniziale, tra arene e trasformazioni, presenta scene di qualità variabile, con alcuni episodi criticati per animazioni disturbanti e rallentamenti comuni.
momenti di crescita e crisi temporanee
Vendendo spettacolarità durante il Torneo del Potere, la serie riscopre momenti di entusiasmo e di combattimenti spettacolari, in particolare quelli tra Goku e Jiren, che restano memorabili. L’inizio del racconto rimane instabile, con alcuni archi archiviati come riproposizioni di vecchi film, con animazioni deludenti e ritmo lento. La serie si conclude con un bilancio complessivamente positivo, anche se non priva di difetti.
the seven deadly sins: stagioni 3 e 4
sviluppo e calo qualitativo
In questa fase, Meliodas e i suoi compagni affrontano le Ten Commandments, svelando aspetti nascosti della guerra santa e delle maledizioni che legano i protagonisti. Il passaggio da uno stile a un altro studio (da A One Pictures a Studio Deen e Marvy Jack) si traduce in un rapido calo di qualità. Le animazioni rallentano, i movimenti diventano rigidi e le scene di combattimento privi di energia in modo evidente. I momenti emotivamente rilevanti sembrano privi di peso e vengono affossati da uno stile visivo che non rende giustizia alle scene.
fallimento e conseguenze
Durante lo scontro tra Meliodas ed Escanor, le problematiche di produzione emergono in modo evidente: artistica approssimazione, scarsa fluidità e una censura che distrae. La serie si sgretola, lasciando un’opportunità narrativa che poteva essere tra le più influenti nel fantasy, definitivamente fallita. La mancanza di coerenza e il calo nella qualità visiva rendono questa stagione uno degli esempi più eclatanti di come un anime di grande potenziale possa crollare sotto i propri limiti tecnici e creativi.