Sindrome di tourette e cosa è successo davvero ai bafta con la parola n word voglio essere chiaro
La sindrome di Tourette è stata al centro di un momento intenso durante la 79ª edizione dei BAFTA, offrendo uno sguardo cruciale su come sia ancora spesso fraintesa e ridotta a stereotipi. L’evento ha messo in luce la storia di John Davidson, attivista scozzese la cui vita è strettamente legata a questa condizione: un progetto personale nel quale ha investito anni di lavoro, con la possibilità di un significativo riconoscimento pubblico. L’interruzione dei tic vocali durante la cerimonia ha acceso una discussione inevitabile sulla differenza tra intenzione, reazione neurologica e rappresentazione mediatica.
sindrome di tourette al bafta 79ª: la testimonianza di john davidson in sala
Davidson ha spiegato che i suoi tic non rappresentano un pensiero né una scelta, ma un cortocircuito neurologico involontario che può emergere in modo imprevedibile. Nelle sue parole, è essenziale distinguere tra ciò che si prova e ciò che si comunica: i tic non hanno nulla a che fare con i propri valori, anche quando assumono forme di linguaggio inappropriato. La situazione ha suscitato reazioni forti, con commenti e giudizi rapidi che spesso omettono le sfumature necessarie. Davidson ha raccontato di come il team abbia contattato lo studio del film Sinners per porgere le scuse a Michael B. Jordan e Delroy Lindo, nonché alla production designer Hannah Beachler.
Un punto centrale riguarda la coprolalia, il sintomo più visibile e spesso esageratamente associato alla Tourette. Davidson chiarisce che non è la norma né requisito diagnostico, sebbene rappresenti una delle forme di tic più difficili da gestire e che possa causare conseguenze fisiche e sociali molto pesanti. La narrazione mediatica, invece, tende a concentrarsi su un singolo insulto o su un’immagine monodimensionale della sindrome, generando fraintendimenti diffusi. In tal senso, si sono citati casi in cui la percezione pubblica è stata fuorviante rispetto all’intento reale dei tic.
Un’altra componente cruciale è l’ecolalia, cioè l’innesco dei tic da stimoli uditi o visti in sala. Davidson riferisce che, durante la serata, alcune battute e sequenze hanno attivato tic specifici, spiegando che la narrativa dei resoconti tende spesso a semplificare l’effetto complessivo. Inoltre, sottolinea la necessità di riferire correttamente quante parole offensive siano state pronunciate in contesto, per evitare una visione distorta della situazione.
La gestione dei tic è un tema delicato: reprimere può accumulare pressione fino a esplodere, simile a agitare una bottiglia di Coca‑Cola pronta a schizzare. Davidson descrive la sensazione di esplosione interna, quasi come un colpo di pistola, quando il controllo non è possibile. In un episodio, la Tourette ha portato a un contatto problematico con una persona cara a cui tiene molto, ricordando che l’intento resta zero e che le azioni improvvise non riflettono i propri valori. L’episodio ha inoltre rivelato quanto possa emergere la vergogna e l’imbarazzo di fronte al proprio pubblico, una componente emotiva intensa che accompagna la condizione.
Dal punto di vista pratico, viene messo in discussione il modo in cui le trasmissioni trattano tali momenti: verso la fine della serata, Davidson traccia un altro aspetto chiave, ossia l’avgianza tra la presenza sul palco e la gestione di eventuali insulti in diretta, segnalando che non sempre si è disposti a valutare con attenzione l’impatto reale dei tic sul soggetto.
In conclusione, la testimonianza di Davidson invita a una lettura più accurata delle condizioni neurologiche: la Tourette non è una disabilità, bensì una condizione che richiede comprensione, non semplificazioni. L’episodio lascia spazio a una riflessione su come raccontare la malattia in modo rispettoso e accurato, evitando etichette e caricature.
ospiti presenti- John Davidson
- Michael B. Jordan
- Delroy Lindo
- Hannah Beachler