Prima serata in tv perché i programmi iniziano sempre più tardi e il pubblico perde sonno
l’andamento della prima serata in televisiona ha subito una trasformazione significativa: gli orari di inizio si sono spostati verso le ore serali e, spesso, si prolungano oltre la mezzanotte. Questo effetto è accompagnato da una forte spinta sull’access prime time, che diventa il vero terreno di confronto tra le reti, con ripercussioni sul pubblico, sulla pubblicità e sulla gestione editoriale. l’analisi seguente raccoglie i principali elementi che spiegano tale dinamica, offrendo una lettura articolata basata sui dati disponibili e sulle tendenze osservate nel panorama televisivo.
prima serata spostata oltre le ventuno e trenta
Anticamente la prima serata aveva inizio molto prima, intorno alle 20:40 o 20:45, per chiudere entro le 23:00. Oggi però l’avvio medio si aggira intorno alle 21:30 e, in molti casi, si protrae oltre la mezzanotte. Questo spostamento riflette una scelta editoriale ben definita: l’access prime time è diventato un tassello cruciale per la raccolta di pubblico e di pubblicità, determinando la priorità delle reti nel collocare spettacoli, fiction e reality in fasce iniziali che possano garantire elevati ascolti fin dai momenti iniziali.
In passato, l’access prime time fungeva da trampolino tra il telegiornale e la fascia di punta; oggi, invece, funge spesso da motore autonomo di share, imponendo una gestione che porta a una possibile estensione della prima serata. La consequenziale tensione tra lunghezza e rendimento economico rende l’inizio delle trasmissioni una scelta strategica decisiva per la leadership di rete.
preserale come motore economico della tv italiana
La discussione non è solo di taglio creativo, ma soprattutto economico. Il preserale rappresenta una fascia ad alta redditività pubblicitaria, con un pubblico ampio, trasversale e ancora sveglio, particolarmente appetibile per gli inserzionisti. L’allungamento di dieci o quindici minuti permette l’inserimento di ulteriori break pubblicitari, rafforzando la posizione commerciale delle reti. Non è casuale che la logica globale della televisione mostri una forte dipendenza dai ricavi generati in questa fascia: la crescita degli introiti pubblicitari è strettamente collegata alla capacità di trattenere lo spettatore prima dell’inizio della fascia principale. In un mercato sempre più frammentato, con lo streaming in ascesa e una concorrenza crescente, la tv generalista difende ciò che funziona: l’access resta una carta vincente per l’audience e la pubblicità.
- gerry scotti
- carlo conti
La logica economica spiega anche perché alcune produzioni, quali Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna (con la partecipazione di ospiti di grande richiamo), maturano come vere e proprie macchine da share, consolidando la leadership di rete anche prima delle 21:30. L’investimento in queste fasce è quindi orientato a ottenere un traino iniziale forte, capace di riflettersi sull’intera serata e sui block pubblicitari successivi.
il pubblico protesta, ma resta: la prima serata in tv non è un flop
sulle reti sociali si osserva una certa insoddisfazione quando una trasmissione parte in ritardo o si protrae oltre la tabella. Commenti come “non è possibile seguire tutto” o “lo guardo in streaming” si rincorrono spesso. nonostante ciò, gli ascolti della prima parte della serata mostrano vigore: la presenza su piattaforme come RaiPlay o simili consente a chi ha perso un segmento di recuperarlo, anche se si alleggerisce la presenza live. in definitiva, la diretta non resta più l’unica modalità di fruizione, e la gestione degli ascolti si muove su picchi e traiettorie minute per mantenere l’attenzione del pubblico.
le maratone in tv: una piaga che funziona
un aspetto evidente è l’aumento della lunghezza strutturale dei format: talent come Amici o The Voice, reality come il Grande Fratello e serate evento, si costruiscono come maratone che prevedono eliminazioni, ospiti, clip, commenti e pubblicità. Ridurre la durata significherebbe comprimere lo sviluppo narrativo e la gestione del pubblico. l’esempio recente di Sanremo 2025 sotto la direzione di Carlo Conti ha mostrato che la rapidità non sempre premia: la longevità di una serata, se ben gestita, può rafforzare l’interesse e l’impegno degli spettatori. In questa cornice, resta la domanda se il modello possa sostenersi nel 2026, in un paese che invecchia e con una parte significativa della popolazione pronta a interagire più tardi con la tv tradizionale e con lo streaming.
In conclusione, la prima serata continua a rappresentare un punto di equilibrio tra dinamiche economiche, abitudini del pubblico e scelte editoriali. La combinazione tra access prime time, lunghezza dei programmi e presenza di piattaforme on demand disegna un panorama in cui le reti cercheranno di mantenere l’attenzione del telespettatore senza rinunciare a margini di redditività adeguati.