Orphan di László Nemes: la storia di mio padre e i traumi del Novecento

analisi del nuovo film di lászló nemes: tra trauma, storia e ricerca dell’identità
Il cinema contemporaneo continua a esplorare le ferite profonde del Novecento attraverso opere che combinano introspezione personale e riflessione storica. Tra queste, il nuovo lavoro di László Nemes, intitolato Orphan, si distingue per un approccio radicale e soggettivo, offrendo uno sguardo intenso sui traumi collettivi ed individuali. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film si focalizza sulla complessità delle relazioni familiari e sulla ricerca di identità in un contesto segnato dalla perdita.
contesto e ispirazione del film
un racconto autobiografico con sfumature storiche
Orphan trae ispirazione dall’infanzia del padre del regista, vissuta nella Budapest degli anni Cinquanta. Nemes ha dichiarato che la sua volontà era quella di rappresentare un’esperienza umana universale, collegata ai traumi generati dal XX secolo. La narrazione si sviluppa attraverso una vicenda personale che mette in luce temi come la perdita dei genitori, le famiglie spezzate e la sensazione di solitudine nel mondo.
il momento della realizzazione
Il regista spiega come il progetto sia stato posticipato a causa della pandemia da coronavirus: «Sono riuscito a girarlo solo ora, ma questa storia avrebbe potuto essere raccontata anche prima. È una vicenda che parla di traumi condivisi e di ricerca dell’identità, temi che mi ossessionano fin dall’infanzia perché riguardano mio padre».
tematiche principali e messaggi impliciti
la presenza costante della storia collettiva
Nemes sottolinea come il peso degli eventi storici rimanga ancora oggi molto presente: «Siamo convinti di poterli superare, ma non è così. La storia ci mostra quanto sia difficile lasciarsi alle spalle certi ricordi», afferma. Il regista evidenzia inoltre come spesso la società tenda a dividere i buoni dai cattivi, alimentando divisioni che Internet ha ulteriormente accentuato.
il punto di vista narrativo unico
Come nei precedenti lavori», Nemes predilige un approccio centrato su un singolo punto di vista. Questa scelta permette al pubblico di vivere l’esperienza dal cuore stesso della narrazione, favorendo una maggiore veridicità emotiva. La prospettiva soggettiva rende più autentica la rappresentazione delle emozioni e delle percezioni del protagonista.
scelte stilistiche e tecniche
la fotografia e l’uso della pellicola 35mm
Nemes rivolge grande attenzione all’aspetto visivo: «Ho collaborato con il direttore della fotografia utilizzando immagini a colori degli anni Cinquanta provenienti da fotografi come Sol Leiter ed Ernst Haas. Ho voluto creare un’atmosfera dura ma allo stesso tempo magica», spiega. La scelta è caduta sul bianco e nero autentico con colori primari intensi per catturare l’essenza dell’infanzia traumatizzata.»
l’importanza delle decisioni artistiche
L’utilizzo della pellicola 35mm rappresenta un elemento fondamentale: «Amo la pellicola perché obbliga a prendere decisioni precise», afferma Nemes. «Se affidiamo tutto al digitale rischiamo di perdere quel senso estetico che rende il cinema qualcosa di unico». Questa scelta contribuisce a creare un’atmosfera coinvolgente ed evocativa.
Membri principali del cast:- – Protagonista giovanissimo (nome non specificato)
- – Regista: László Nemes
- – Collaboratori alla fotografia: Ricerca su immagini degli anni Cinquanta (Sol Leiter, Ernst Haas)
- – Produzione internazionale con influenze storiche europee.