Luigi grechi de gregori noi non ci sanremo la musica italiana non si esaurisce con il festival servono altri contenitori intervista
il tema centrale riguarda una proposta poetica e fondata sulla valorizzazione della canzone italiana al di fuori del festival principale. luigi grechi de gregori, cantautore e fratello di francesco de gregori, ha promosso incontri a roma e milano con l’obiettivo di mostrare contenuti autoriali dignitosi, spesso trascurati dal grande (e dominante) palcoscenico sanremese.
la rivendicazione di “noi non ci sanremo”
l’iniziativa non è una contro-programmazione, ma una rilevante rivendicazione culturale. l’evento ha fatto tappa a roma (teatro della garbatella, 24 febbraio) e a milano (auditorium demetrio stratos, 26 febbraio), offrendo una piattaforma rispettosa per autori e musicisti che meritano ascolto. quello che emerge è una proporzione da ristabilire tra una musica guidata dal mercato e una produzione non destinata al grande consumo ma capace di rappresentare dignità artistica.
l’elefantiasi del festival
il cantautore novantunenne sottolinea che la storia del festival della canzone italiana ha progressivamente assunto una dimensione totalizzante, limitando la contemporaneità di altre voci musicali. la musica italiana non esaurisce il suo valore durante la settimana di sanremo, è possibile trovare espressioni nuove al di fuori di quel palcoscenico. grechi de gregori sostiene di aver seguito sanremo sin dalla sua nascita, ricordando come nel passato emergessero melodie intense grazie a interpreti e ospiti di rilievo, e rimpiange la mancanza di una simile ampiezza oggi.
egli racconta di aver apprezzato periodi in cui sanremo offriva canzoni ben scritte e notevoli protagonisti, anche se manifesta un favore maggiore per sonorità legate al folk, blues e country rispetto a proposte non allineate con tali generi. la critica non è contro sanremo in sé, ma contro la tentazione di chiudere il cerchio su una scena unica e dominante.
i giovani talenti e le prove di una scena autoriale
l’evento milanese ha messo in luce talenti emergenti insieme a nomi già affermati; tra i partecipanti figurano folco orselli, giovanni block, claudio sanfilippo, petrina, veronica marchi e alteria. l’autore incalza sull’opportunità di offrire spazi a chi porta canzoni autentiche e melodiche, evitando contenuti prevedibili. domande sull’operosità giovanile hanno trovato risposte concrete, con giovani autori capaci di scrivere pezzi significativi.
in un passaggio cruciale, grechi de gregori rileva che due ragazzi di diciannove anni presenti a roma hanno mostrato una possibile strada per il futuro della canzone italiana: melodie educate, testi curati e una sensibilità contemporanea. non sono canzoni da vecchi, ma lavori prossimi a una scena autentica.
- folco orselli
- giovanni block
- claudio sanfilippo
- petrina
- veronica marchi
- alteria
- nej
la determinazione di farsi ascoltare
giovanni block riceve ampi applausi per una musica d’autore aciva e surreale: chi sceglie questa strada merita riconoscimenti per la tenacia. nonostante la risonanza riservata a poche iniziative, la volontà di offrire spazio a autori alternativi resta ferma e linfa creativa comune non cessa di muoversi. si tratta di una scelta ostinata, sostenuta dall’esperienza e dalla convinzione che esista una via per farsi ascoltare.
grechi de gregori celebra anche una giovane interprete con potenziale: nej. una voce promettente, ancora agli inizi, che potrebbe avere un ruolo rilevante nel tempo.
il limite della musica italiana e le prospettive future
l’intervento di de gregori individua un problema strutturale: sanremo cattura l’attenzione mediatica e spesso sfianca altre manifestazioni valide, rendendo difficile focalizzare l’attenzione pubblica su una musica popolare altrettanto significativa. in risposta, cita canzoni che avrebbero meritato una vetrina: «freccia bianca» di lucio corsi, presentata prima da una rassegna parallela, oppure «il bandito e il campione»; ma non è mai stato invitato a partecipare. la scelta di milano, invece, nasce dalla familiarità con la città e dalla possibilità di sfruttare l’auditorium di radio popolare, guidato da ezio guaitamacchi, per aprire spazi alternativi.
il messaggio principale resta chiaro: la scena autoriale italiana non deve rimanere prigioniera di una sola piattaforma, ma meritare opportunità di ascolto altrettanto dignitose e affini alle radici del folkstudio romano e della tradizione legata a figure come harold bradley e giancarlo cesaroni.