Intervista Francesco Baccini siamo alla deriva i trappers sono i nuovi Claudio Villa

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Francesco Baccini continua a raccontarsi tra abitudini personali, scelte artistiche e uno sguardo critico sul mondo musicale e mediatico. Tra Genova, inizi lontani dal successo e l’idea di un’arte che non cerca scorciatoie, emergono dettagli sul nuovo progetto Nomi e Cognomi e sul modo in cui l’autorevolezza della musica si sia trasformata nel tempo. Il racconto attraversa anche la sua visione di social, Sanremo, generi contemporanei e il tema della figura dell’artista.

francesco baccini, contraddizioni e continuità

Francesco Baccini compirà sessantasei anni a ottobre, ma descrive la propria vita come una prosecuzione di certe abitudini di decenni fa. Tra “analisi nonostante tutto”, sigarette da smettere e la presenza di una condizione che lui stesso definisce paradossalmente salvifica, affiora un’immagine personale fatta di coerenze e scarti. Nella narrazione emerge anche l’ironia legata a una scelta netta: non bere. Il racconto riporta le parole del medico sul rischio di cirrosi e il fatto che, non avendo mai bevuto, la conseguenza temuta non si sarebbe concretizzata.

  • Francesco Baccini

genova per noi: origini, prove e primi passi

Genovese, figlio di un portuale, Baccini lega la propria identità a ciò che ha ricevuto dal padre, ricordandone anche la scomparsa prima dell’esordio sul palco. L’avvio della sua carriera viene collocato a fine anni Ottanta con Cartoon, disco presentato come una dichiarazione contro l’ossessione dell’immagine e dell’apparenza. Prima del successo, però, era già una presenza nei locali del centro, in particolare in uno spazio poco sopra l’università di via Balbi: Panteca.

panteca e la preparazione prima del grande salto

Nel locale era presente un pianoforte verticale e chi voleva provare a suonare o cantare poteva sedersi e iniziare. In quell’ambiente, Baccini avrebbe trovato anche lo spazio per effettuare prove generali, costruendo gradualmente il proprio percorso.

esordi e un sanremo quasi invisibile

Il racconto include anche un’esperienza al Festival di Sanremo, ma con un dettaglio che ne riduce l’impatto: la partecipazione sarebbe avvenuta sotto uno pseudonimo. Il nome utilizzato sarebbe stato Epressione Musica come sigla finale del 1988 per Mamma dammi i soldi. In seguito, Cartoon sarebbe arrivato solo l’anno successivo, con l’idea di prendersi gioco di un’epoca percepita come chiusa in una dimensione da “cartone animato”, senza una reale via d’uscita.

  • Francesco Baccini

il nuovo disco nomi e cognomi 2 e la logica delle canzoni

Il progetto attorno a cui lavora prende il nome di Nomi e Cognomi 2. Il primo capitolo aveva avuto un percorso di grande attenzione, descritto anche come una “bomba” capace di creare reazioni: canzoni dedicate a persone reali, alcuni dei quali avrebbero gradito meno. Il nuovo lavoro riprende la stessa struttura, con ogni brano che corrisponde a un nome e un cognome.

personaggi del primo capitolo e reazioni note

Nel ricordo dei contenuti del disco precedente vengono citate alcune personalità che si sarebbero “prese a male”. Il riferimento include anche la possibilità che, in un contesto contemporaneo, un’operazione simile avrebbe scatenato ancora più reazioni.

  • Antonello Venditti
  • Giulio Andreotti

il video su andreotti e il lavoro creativo

La canzone dedicata ad Andreotti avrebbe avuto un video concepito come una sorta di corto cinematografico, con un’idea di rivisitazione Gospel. Nel racconto emerge anche il coinvolgimento di un regista bolognese che aveva lavorato con Gianni Morandi e Luca Carboni, oltre alla presenza di scelte considerate rischiose. Tra queste, compare il riferimento a un tour in un tendone da circo.

  • Francesco Baccini
  • Gianni Morandi
  • Luca Carboni

da matilde de lorenzi a franco califano: i brani svelati

Il nuovo Nomi e Cognomi 2 viene presentato con una modalità a rilascio progressivo, un pezzo alla volta. La prima dedica è a Matilde De Lorenzi, giovane sciatrice morta a diciotto anni durante un allenamento. La canzone viene indicata anche come sigla di un docufilm su Ghedina, disponibile su Prime dal 6 aprile. Il secondo brano, già fuori, è dedicato a Franco Califano.

la poetica del “maledetto” e il ritratto musicale

La canzone su Califano viene descritta come un testo che avvia un percorso con l’idea di “maledetto” e poi porta a una forma di conciliazione: benedizioni rivolte a figure diverse, fino a includere “tutti”. Nel racconto compare anche la percezione del legame tra il suono della canzone e la personalità dell’artista, riconosciuto come tormentato e considerato emblematico di una categoria in via di estinzione.
Gli altri nomi non vengono svelati subito: viene ribadita l’assenza di fretta e l’esistenza di una sorpresa.

  • Matilde De Lorenzi
  • Franco Califano
  • Ghedina

produzione ambiziosa e differenze brano per brano

La produzione viene definita ambiziosa, con orchestra, elaborazione digitale e direzioni musicali differenti tra un brano e l’altro. La descrizione richiama l’idea di ogni canzone come un quadro o un film a sé, con due mondi opposti tra Matilde De Lorenzi e Califano. A sostenere il progetto viene indicata Zura Music, etichetta che ha investito con convinzione in un lavoro definito da Baccini “costoso”.

  • Zura Music

l’artista dimenticato: urgenza di dire e crisi della critica

Il filo conduttore tra i brani è una riflessione sulla figura dell’artista e su cosa significhi oggi avere qualcosa da dire con coraggio. Il punto di partenza è Califano, ma l’orizzonte viene ampliato fino a includere figure come De André, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Secondo la visione di Baccini, in passato i dischi non venivano fatti per inseguire un target fisso: sarebbe stata un’urgenza, un bisogno di esprimere contenuti. Oggi, invece, tende a confondersi il ruolo del personaggio con quello dell’artista, e la canzone con il formato della piattaforma.

social, filtro scomparso e ascolto distorto

Il nodo critico viene attribuito alla mancanza di filtri. La televisione ne avrebbe offerto uno, mentre sui social ogni voce può emergere senza freni, con errori, imprecisioni e pareri contraddittori che finiscono per essere copiati e incollati. Nel ragionamento compare anche una critica alla democrazia intesa come semplice possibilità di parlare: non sarebbe sufficiente che tutti possano intervenire perché ciò renda inevitabilmente quei contenuti ascoltabili.

  • Giorgio Gaber
  • De André
  • Enzo Jannacci
  • Umberto Eco
  • Montale
  • Baccini

grande stagione e parabola in discesa

Inquadrando l’evoluzione culturale, Baccini si definisce un “Highlander”, con lo sguardo di chi sarebbe passato dal Novecento proiettato nel Duemila. Da quell’angolazione, la parabola viene descritta come impietosa: gli anni Sessanta e Settanta vengono presentati come un periodo probabilmente irripetibile, legato a condizioni eccezionali per l’Italia uscita da guerra e dittatura, con un’elevazione dei percorsi verso l’università per figli di operai e contadini. La televisione, nella stessa prospettiva, avrebbe avuto anche un ruolo di alfabetizzazione. L’apprendimento dell’inglese sarebbe avvenuto tramite “lezioncine” della Rai.
Dopo quel picco, secondo il racconto, sarebbe iniziata una progressiva discesa: dagli anni Ottanta fino al COVID, descritto come l’arrivo di un precipizio. La conseguenza paradossale sarebbe che certi nomi del passato vengono rivalutati quasi per contrasto.
Nel ragionamento viene citato un esempio: Rino Gaetano. Altri artisti avrebbero ottenuto riconoscimento più tardi, mentre i tempi sarebbero compressi. In termini di sostanza, resta ciò che è stato realizzato, più che la quantità di condivisioni.

  • Rino Gaetano

rap, trap e la fine della melodia

Sul panorama musicale contemporaneo, Baccini esprime giudizi netti. Il rap avrebbe iniziato a essere ascoltato nel 1982, con una valutazione che ne liquidava rapidamente l’interesse dopo pochi mesi. Per la trap viene indicata un’interpretazione: non si tratterebbe di un genere realmente nuovo, ma di un’evoluzione interna al medesimo schema. Il punto principale sarebbe la rinuncia alla melodia, sostituita dalla centralità della metrica.

provocazione, provocazione diventata mainstream

Il ragionamento collega le origini della musica citando il punk come negazione della musica e il rap come negazione della melodia, legati a insulti e parole su una base. La conseguenza sarebbe una semplificazione dei contenuti e la mancata uscita da quel modello iniziale. Inoltre, ciò che nasce come ribellione finirebbe per diventare mainstream, perdendo la funzione che lo aveva giustificato. Nel racconto compare anche l’idea che alcuni artisti del presente si ritrovino a riproporre contro-sistema che, di fatto, diventano parte del sistema.

  • Claudio Villa
  • Nilla Pizzi
  • Sfera Ebbasta

sanremo: zero interesse e reazione immediata

Su Sanremo il giudizio è categorico: Baccini afferma di non averlo mai seguito, neppure da giovane. Il metro di valutazione sarebbe stato il fatto di ascoltare cantautori che non venivano scelti per il Festival. Oggi il confronto è con i film natalizi con Boldi e De Sica: bastano pochi minuti per cambiare canale, perché non avrebbe senso “farsi del male”.
Anche l’aspettativa di sorprese annuali o outsider non lo coinvolge: l’idea viene equiparata a chi creda ancora a Babbo Natale. Come riferimento viene citato Lucio Corsi, descritto come anomalia già in giro da anni, quindi non percepita come novità.

tv generalista e passioni personali

La televisione generalista, nel complesso, non avrebbe grande presa: il racconto cita la visione di Genoa come passione quasi costante, qualche film e l’uso di reti in streaming on demand. Per Domenica In viene ricordato un interesse in passato, quando la visione avveniva con i nonni; oggi la durata sarebbe limitata, con una sensazione di “rincoglionimento”. Per quanto riguarda la conduzione di Carlo Conti a Sanremo, la reazione viene espressa con una metafora sul sentirsi allo sportello per ore.

  • Lucio Corsi
  • Carlo Conti
  • Beppe Boldi
  • Christian De Sica
  • Genoa
  • Domenica In

ambizione artistica e rifiuto di cercare consenso

A sessantacinque anni, con un disco considerato tra i progetti più ambiziosi della carriera, Baccini dichiara un atteggiamento distante dal desiderio di piacere a tutti. Il riferimento personale richiama un periodo di vita in cui si sarebbe mostrato “incorruttibile”, collegando la libertà di allora alla sensazione di poter mantenere la stessa distanza anche nel presente.

  • Francesco Baccini

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