Gollum: la caccia alla chiusura perfetta e cosa significa per il destino di morti e anelli

Contenuti dell'articolo

La nuova avventura The Lord of the Rings: The Hunt for Gollum è attesa per la sua capacità di incastrarsi nella cronologia della saga: la storia sembra muoversi tra passaggi canonici e momenti non ancora esplorati. Il focus ruota attorno a Gollum, alla presenza di Gandalf e a una domanda decisiva: quale conclusione avrebbe senso, sia sul piano narrativo sia su quello emotivo, rispettando gli eventi già noti della trilogia di Peter Jackson.

the hunt for gollum nella timeline della saga

La struttura temporale del film viene descritta come particolarmente complessa e significativa. La regia è affidata e la presenza in scena è legata ad Andy Serkis, con l’obiettivo dichiarato di collegarsi alle vicende del ciclo originale. Pur restando aperta la possibilità di flashback su parti del passato del personaggio, la maggior parte dell’azione sembra collocarsi durante il time skip nascosto di The Fellowship of the Ring, tra la partenza di Bilbo dalla Contea e l’avvio del viaggio di Frodo.
In questo contesto emerge l’interrogativo centrale: dove si colloca l’ultima tappa della vicenda e quale sia il punto di arrivo più coerente.

finale con aquile e salvataggio: una chiusura carica di impatto

Una soluzione ritenuta particolarmente efficace riguarda un finale costruito attorno al momento noto in cui Gandalf guida le aquile per recuperare Frodo e Sam nei pressi del Monte Fato. Nella sequenza vengono citate tre aquile: Gwaihir, Meneldor e Landroval. Una porta Frodo, un’altra afferra Sam, mentre la terza rimane in una posizione meno definita, creando lo spazio per un’interpretazione legata al destino di Gollum.
Secondo un’ipotesi molto diffusa, ogni aquila sarebbe stata destinata a uno dei protagonisti della scena: una per Frodo, una per Sam e la terza per Gollum. Tale lettura non risulterebbe confermata in modo esplicito né dalle opere di J.R.R. Tolkien né dagli adattamenti cinematografici di Peter Jackson, ma rimane un’idea plausibile per via dei collegamenti tra eventi e intuizioni già presenti nel racconto.

il possibile ruolo di gandalf nel legare gollum al salvataggio

Viene indicato che Gandalf potrebbe formulare un’intenzione precisa: cercare Gollum ancora vivo. In una chiusura così impostata, il finale mostrerebbe un arco emotivo articolato: prima sollevamento per l’incontro con gli hobbit, poi tristezza per l’assenza del terzo corpo atteso. Un’attenzione ulteriore potrebbe essere dedicata a un riconoscimento formale o simbolico di Gollum, come la costruzione di una tomba improvvisata fuori dalla Porta Nera o un momento di riflessione silenziosa che rispecchi una forma di rispetto.

gollum e la sua morte: perché la conclusione deve ricontestualizzarla

Un’altra linea argomentativa riguarda l’impossibilità di ignorare la morte di Gollum nel momento in cui la storia si avvicina agli eventi già fissati. Sul piano logico, si ritiene che The Hunt for Gollum debba concludersi prima che Gollum raggiunga Frodo e Sam. In caso contrario, il film rischierebbe di diventare una riproposizione di dinamiche già conosciute, senza una vera progressione autonoma.
Allo stesso tempo, viene considerato essenziale includere il passaggio chiave che rende Gollum protagonista: il momento in cui, in modo accidentale e decisivo, contribuisce a salvare il destino di tutto il mondo dalla catastrofe.

sméagol, tradimento del destino e centralità tragica

Gollum non viene indicato come un personaggio “redento” in modo diretto nella trilogia: il suo momento più importante nasce da una condizione tragica, legata al confronto vicino alle fessure del Monte Fato. La narrazione viene definita come un intreccio in cui la corruzione ossessiva spinge Gollum oltre il limite, fino alla caduta. In questa cornice, la figura di Gollum viene descritta come tragica perché, pur non restituendo un cambio di rotta netto, diventa comunque il mezzo tramite cui il destino consente ad altri di continuare a vivere.
La proposta per il finale del film insiste su una necessità: recontestualizzare la morte di Gollum, così da rendere lo spettatore più vicino al personaggio rispetto a quanto accade durante The Return of the King. Un metodo indicato è far emergere una forma di speranza: Gandalf potrebbe nutrire l’idea che dentro Gollum restino tracce di Sméagol, e poi provare dolore dopo la scomparsa prematura.

cast e presenza di personaggi chiave

Nel quadro delineato, la storia mette al centro dinamiche che coinvolgono personaggi riconoscibili della saga. Viene inoltre richiamata la conferma di un ruolo rilevante di Gandalf, collegato alla partecipazione di Ian McKellen, mentre Andy Serkis risulta citato per l’intenzione di approfondire l’aspetto umano del personaggio, con particolare attenzione al modo in cui Gollum diventa più di un semplice individuo ossessionato.

  • Ian McKellenGandalf
  • Elijah WoodFrodo Baggins
  • Kate Winslet
  • Andy Serkis

elementi di produzione collegati alla sceneggiatura

Per completare il quadro informativo, vengono riportati i nomi associati alla scrittura del film. La sceneggiatura risulta attribuita a Arty Papageorgiou, Phoebe Gittins, Fran Walsh, Philippa Boyens e J.R.R. Tolkien.

Rispondi