Game of thrones spinoff sfida la dinastia targaryen come mai prima d’ora

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questo articolo esplora come la dinastia Targaryen venga percepita all’interno dell’universo di A Knight of the Seven Kingdoms, analizzando i contrasti tra le produzioni legate a Game of Thrones e House of the Dragon. si evidenziano tensioni, opinioni pubbliche e dinamiche di potere che emergono quando i draghi non sono più arma di risposta e la figura reale affronta nuove prove. l’attenzione è rivolta alle relazioni tra personaggi, alle critiche espresse dai nobili e all’impatto di tali atteggiamenti sul contesto storico di Westeros, senza introdurre elementi non presenti nelle fonti.

raymun fossiloway rivela molto disprezzo nei confronti dei targaryen nei confronti di dunk

contesto e significati interni

durante una conversazione privata, raymun fossoway (interpretato da shaun thomas) esplicita un’avversione netta verso i Targaryen, definendoli “incestuous aliens” e rammentando che hanno soggiogato i Sette Regni e scatenato guerre devastanti. tale forte dissenso riflette una visione annuale della nobiltà Westerosiana, dove l’eredità targaryen non viene automaticamente associata a consenso e fedeltà, bensì a una memoria di occupazione e conflitti. la scena sottolinea come la popolazione e le famiglie nobili percepiscano i Targaryen non solo come sovrani, ma come un problema da gestire a livello politico e sociale.

  • raymun fossoway — shaun thomas
  • steffon fossoway — edward ashley
  • maekar targaryen — sam spruell
  • aerion targaryen — finn bennett
  • dunk (ser dunk) — peter claffey

la dinastia targaryen è più debole che mai in a knight of the seven kingdoms

draghi assenti e degenerazione del potere

fin dall’inizio, la presenza dei draghi garantiva un sostegno per i Targaryen; nell’ambientazione di a knight of the seven kingdoms tali bestie non sono più disponibili, e la dinastia appare più vulnerabile che mai. dunk dubita della disponibilità di steffon a contrastare la casa del Drago, chiedendosi “dove sono i draghi?”— una domanda che evidenzia la perdita di potere e la minore capacità di intimidazione che caratterizzava il periodo d’oro della casata. in questo contesto, la successione non appare più garantita e la stabilità del regno risulta assumere una nuova cautela.

  • dunk — peter claffey
  • steffon fossoway — edward ashley
  • maekar targaryen — sam spruell
  • aerion targaryen — finn bennett

c’è tensione tra tutti e tre gli show got con la rappresentazione dei targaryen

percezioni conflittuali tra goT e house of the dragon

nella saga, game of thrones ritrae daenerys targaryen come una figura epica, presentata come portatrice del diritto al trono e destinata a superare i Lannister; l’arco di daenerys è stato visto da molti come eroico, con alcune analisi che interpretano l’“eroismo” come una forma di evoluzione tragica solo in ottica narrativo-critica. al contrario, in house of the dragon, alcune scelte targaryene mirano a contenere il conflitto tra draghi, pur mantenendo la consapevolezza della profezia legata al Song of Ice and Fire. l’insieme suggerisce una differenza di resa tra le storie, in cui i Targaryen possono essere descritti sia come nobili che come fallibili, a seconda della prospettiva adottata.

  • daenerys targaryen — emilia clarke
  • rhaenyra targaryen — emma d’arcy
  • daemon targaryen — matt smith

questo spiega perché bloodmoon sia stata cancellata

un progetto ambizioso e la sua diffusione nella storia targaryen

a knight of the seven kingdoms fornisce una chiave per comprendere perché il progetto bloodmoon non sia mai giunto al pubblico: la serie avrebbe esplorato le ere precedenti all’age of heroes e alla long night, narrando le origini delle casate come gli Stark e le origini dei White Walkers. il cast annunciato comprendeva nomi di rilievo come naomi watts, jamie campbell bower, naomi ackie, miranda richardson, denise gough, georgie henley e toby regbo, tra gli altri. la cancellazione del progetto è stata percepita come una perdita significativa per chi segue l’universo, ma a knight of the seven kingdoms continua ad ampliare la comprensione delle dinamiche tra le casate e i segreti custoditi dal passato.

  • naomi watts
  • jamie campbell bower
  • naomi ackie
  • miranda richardson
  • denise gough
  • georgie henley
  • toby regbo

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