Eroi degli anime che non sono buoni esempi da seguire

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questo testo analizza dieci protagonisti di anime riconosciuti per essere esempi discutibili di modelli da seguire. nonostante il carisma e le abilità, tali figure incarnano dinamiche che ne fanno modelli negativi da prendere come riferimento. l’analisi mette in luce come scelte ambigue o estreme possano generare conseguenze serie, offrendo uno sguardo critico sul confine tra virtù percepite e responsabilità etiche.

light yagami – death note

l’innesco di ideali apparentemente nobili si scontra presto con un potere assoluto: eliminare chi non condivide la sua visione di giustizia scrivendo nomi sul death note. convinto di rappresentare una giustizia ultraterrena, accentrò il controllo su una realtà che considera priva di umanità. nel corso della narrazione, la sua autorità cresce insieme al god-complex, generando seguaci e la manipolazione di amici, amanti e persino familiari. la storia funge da ammonimento: la rettitudine senza accountability può degenerare in tirannia.

lelouch lamperouge – code geass

si presenta come eroe rivoluzionario, un principe esiliato che combatte un impero usando l’ingegno al posto della forza. l’astuzia e l’eloquenza seducono, ma tratta le persone come pedine in una scacchiera enorme. sacrifici di civili, manipolazioni e memorie cancellate diventano strumenti per perseguire un “bene maggiore”. anche se la narrazione culmina in atto di sacrificio, resta chiaro che obiettivi nobili non giustificano crudeltà e abusi di potere.

kiritsugu emiya – fate/zero

rintracciabile è una utilitarismo freddo: sacrificare pochi per salvare molti senza esitazioni. per lui le emozioni sono debolezze e l’uccisione diventa uno strumento necessario. l’obiettivo dichiarato di porre fine a ogni conflitto si scontra con una brutalità che erode la propria umanità. le relazioni vengono distrutte, alleati considerati utili solo fino al loro impiego, e ogni atrocità sembra giustificata dall’idea di una vittoria finale.

eren yeager – attack on titan

l’apice di una crescita inizialmente romantica si manifesta in passione, fuoco e determinazione per proteggere chi ama. man mano che la trama prosegue, la sua ambizione si trasforma in genocidio e tradimento, guidato dalla convinzione che questa sia l’unica strada. i legami vengono stravolti: lealtà e vita umana diventano strumenti per la visione personale di libertà. la serie presenta eren non come eroe, ma come esempio di come la ira giusta possa sfociare in brutalità.

guts incarna resilienza senza fine e una festa della vendetta alimentata dal trauma. la sua traiettoria lo porta a massacrarsi dentro e fuori, tra demoni e esseri umani, in una spirale di violenza. se da un lato la sofferenza provoca estrema empatia nei confronti del lettore, dall’altro lato la sua ossessione per la vendetta minaccia chi gli è accanto. la narrazione mostra come la rabbia e il dolore non risolvano i problemi e possano spezzare legami fondamentali.

shinji è una delle figure più realiste psicologicamente dell’animazione: insicurezza paralizzante, bisogno continuo di approvazione e difficoltà comunicative. guidare un robot diventa un banco di prova di fragilità mentale innescata dall’abuso emotivo del padre. le scelte sue apparenti difficili non sono celebrate; la narrazione espone il ciclo autodistruttivo che deriva da traumi non affrontati. non è un modello da emulare, ma una lezione sui rischi legati a conflitti interiori non risolti.

spike nasconde una dissonanza interiore dietro un’estetica fredda e affascinante. perseguitato dal passato, vaga senza legami genuini e resta intrappolato in un presente privo di slancio. l’idea di essere già morto diventa una giustificazione per comportamenti rischiosi e auto-distruttivi. la serie non celebra un sacrificio nobile, bensì lo mostra come segnale di pericolo: sopravvivere non equivale a vivere completamente e aggrapparsi al passato può portare a una vita parziale.

hachi-man si presenta come antieroe autogesticolato, risolvendo i problemi atterrando sull’autolesionismo. accumula colpa e rancore, convinto che sopportare i pesi altrui eviti conflitti. la sua visione negativa delle relazioni è sterile e l’alienazione che ne deriva finisce per allontanare chi gli sta vicino. l’evoluzione narrativa implica una crescita che avviene solo attraverso l’apertura emotiva, lasciando però una cicatrice critica sull’idea di protezione a scapito di sé stessi.

tomoya inizia come personaggio emotivamente distaccato, privo di ambizione e con una frattura con il padre che alimenta un atteggiamento sprezzante verso responsabilità e relazioni. tende a usare l’evitamento come rifugio, interrompendo legami utili. la narrazione mostra che la crescita interiore è possibile solo confrontandosi con l’affetto degli altri, offrendo al tempo stesso un avvertimento su come il trauma passato possa annebbiare potenzialità e rapporti.

osamu dazai entra in scena come individuo che gioca con l’esistenza, trattando la morte come ironia e provocando distacco emotivo. si serve dell’umorismo per mascherare oscurità e depressione, arrivando a godere di manipolare amici e alleati. se da un lato esplora ferite e possibilità di guarigione, dall’altro lato nessuna di queste dinamiche giustifica il comportamento tossico; la sua leggerezza verso temi delicati serve da monito: brillantezza e fascino non autorizzano azioni dannose né relazioni autentiche.

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