È morto david riondino: addio all artista più libero e inclassificabile della cultura italiana

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La scomparsa di David Riondino segna la fine di un percorso artistico capace di attraversare generi e linguaggi senza adattarsi alle categorie più comuni. La notizia è stata confermata nelle prime ore della giornata: l’artista, dopo una lunga malattia, si è spento all’età di 73 anni. Cantautore, attore, drammaturgo, regista e improvvisatore, Riondino ha trasformato ogni forma di espressione in un terreno di sperimentazione, con l’obiettivo costante di demolire i confini tra linguaggi diversi.
La ricostruzione dei fatti comprende: l’annuncio della scomparsa, le informazioni sui funerali, e le tappe principali di una carriera costruita in modo personale e difficilmente classificabile. Di seguito emergono i passaggi più rilevanti: dall’attività iniziale a Firenze fino alla consacrazione mediatica, fino al lavoro in teatro, radio e cinema.

David Riondino: annuncio della scomparsa e funerali

David Riondino è venuto a mancare oggi domenica 29 marzo nella sua casa romana, dopo un periodo di malattia affrontato da tempo. A rendere nota la notizia è stata l’amica Chiara Rapaccini, illustratrice e designer.
Per la cerimonia funebre sono state indicate le seguenti modalità:

  • giorno: martedì 31 marzo
  • ora: 11:00
  • luogo: Chiesa degli artisti in piazza del Popolo a Roma

David Riondino e la scelta di essere “artista”

Nel corso di un’intervista, Riondino aveva espresso una posizione netta verso le etichette, dichiarando di detestare le classificazioni rigide e di preferire l’identificazione con il termine “artista”, inteso come definizione “al contrario”, nata per sfuggire alle banali categorie.
La biografia conferma una traiettoria originale: nato a Firenze il 10 giugno 1952, figlio di un maestro elementare. Prima di dedicarsi pienamente all’arte, aveva svolto per circa dieci anni il lavoro di bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Da quell’esperienza, apparentemente distante dal palcoscenico, si sviluppa una carriera che nel panorama italiano del secondo Novecento viene descritta come libera e inclassificabile.

David Riondino dagli esordi a Firenze alle prime tournée

La fase iniziale prende forma fin dagli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara, un’esperienza sperimentale tra musica impegnata e teatro-animazione. Questo percorso porta l’artista a muoversi tra teatri piccoli e contesti avanguardistici su tutto il territorio italiano.
Un passaggio decisivo arriva nel 1979, quando Riondino apre lo storico tour di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi. La scelta viene attribuita a De André, che riconosceva nella vena dissacrante di Riondino una libertà creativa capace di emergere già dai primi passi della carriera in scena.

carriera da solista, premi e il successo di “Maracaibo”

Negli anni Ottanta Riondino costruisce una carriera solista arricchita da album che uniscono canzone d’autore, narrazione e ironia. Tra i titoli citati figurano Tango dei miracoli, disco valorizzato dalle illustrazioni di Milo Manara, e Quando vengono le ballerine?.
Nel 1992 ottiene il Premio Tenco per la miglior canzone con La ballata del sì e del no.
Il riconoscimento del grande pubblico arriva soprattutto grazie a Maracaibo, pezzo cult dell’estate 1981. Il brano viene scritto da Riondino, ma viene portato al successo da Lu Colombo, trasformandosi in un tormentone estivo nonostante la firma attribuita a un intellettuale capace di diventare popolare senza rinunciare alla precisione.
Maracaibo continua a comparire in diverse occasioni nel tempo: in compilation degli anni ’80, in contesti da discoteca e anche in ambito cinematografico. In particolare, viene citato più volte con riferimento alle interpretazioni di Jerry Calà e Christian De Sica in diversi cinepanettoni.

João Mesquinho e la televisione: l’ironia su “Maurizio Costanzo Show”

La televisione contribuisce a consolidare la figura di Riondino tra la fine degli anni Ottanta, grazie alla creazione di João Mesquinho, cantautore brasiliano stravagante. Il personaggio compare spesso al Maurizio Costanzo Show per improvvisare in diretta brevi canzoni satiriche: sotto la cornice dell’impegno civile si delineano ritratti feroci di persone e sentimenti.
L’approccio si distingue per una comicità raffinata capace di prendere di mira i meccanismi dello show business anche dall’interno dello show business stesso. Secondo la ricostruzione, questo stile avrebbe comportato qualche simpatia e al tempo stesso altre opportunità mancate.

programmi tv e altri spazi: libri, sketch e satira

Tra i format citati rientra Quelli che il calcio, nel 1995, con Daria Bignardi, e il programma dedicato ai libri A tutto volume. Riondino risulta presente in Banane, Teletango e Una poltrona per due.
La televisione viene descritta come uno strumento tra gli altri, non come obiettivo finale. In questa prospettiva torna anche una vena comica più dissacrante in l’Araba Fenice, programma indicato come tra i più “azzardati” della TV Popolare, noto per le incursioni di Moana Pozzi. Seguono Bulldozer e Raiot in tempi più recenti.

teatro, radio e cinema: una carriera senza steccati

Nel teatro Riondino lavora alternando commedia e classici. Con Paolo Rossi, suo grande amico, mette in scena Romanzo Picaresco, Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire. Con Sabina Guzzanti collabora in O patria mia, diretto da Giuseppe Bertolucci, per il quale scrive Troppo sole, indicata come la prima opera cinematografica firmata come sceneggiatore.
Dal 1997 inizia un sodalizio lungo e fertile con Dario Vergassola, con una serie di spettacoli ibridi tra letteratura e ironia, tra cui I Cavalieri del Tornio e Todos Caballeros, basati su incontri scenici con Flaubert e Don Chisciotte. Al cinema Riondino recita con i fratelli Taviani in La notte di San Lorenzo, con Marco Tullio Giordana in Maledetti vi amerò, e con Gabriele Salvatores in Kamikazen.
Nel 1997 dirige anche il film Cuba libre – Velocipedi ai tropici.
In radio firma con Stefano Bollani Il dottor Djembé su Rai Radio3, programma ricordato come cult e in onda per anni. Con Dario Vergassola torna poi al microfono in Vasco de Gama su Radio2.

la scuola dei giullari: formazione e un progetto rimasto incompiuto

Negli ultimi anni Riondino si dedica anche alla fondazione della Scuola dei Giullari, descritta come un centro di formazione diffuso e alternativo orientato alla composizione di canzoni che uniscono tradizione della poesia orale ed eccellenze contemporanee. Il progetto viene indicato come rimasto incompiuto.
La chiusura del capitolo sui progetti incompiuti viene collegata a una modalità personale di lavoro: Riondino aveva spiegato di lasciare aperte le cose perché “sono vive” e, in quanto tali, devono poter dire ancora qualcosa. Il quadro complessivo della carriera ribadisce l’idea di un intellettuale come figura concreta: una persona fisica che comunica, partecipa, trasforma l’esperienza in qualcosa che possa servire anche agli altri, senza trasformare il sapere in potere.

principi e impegno artistico fino alla fine

La traiettoria di David Riondino viene presentata come coerente con una definizione dell’intellettuale cara all’artista: partecipazione, comunicazione e capacità di tradurre l’esperienza in valore condiviso. La ricostruzione evidenzia come queste linee guida siano state mantenute fino alla fine, in continuità con la libertà espressiva che ha caratterizzato ogni fase del lavoro.

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