Disney game of thrones: 41 anni dopo resta un flop fantasy imperdonabile

l’enorme successo di game of thrones ha spinto numerose realtà mediatiche a cercare una risposta in chiave fantasy di grande richiamo. in tale scenario, disney ha conservato diritti legati a opere dall alto potenziale narrativo, sperando in una nuova grande franchigia. i casi principali riguardano The Black Cauldron e la saga letteraria The Chronicles of Prydain, entrambi oggetto di attenzione ma con esiti contrastanti. questa analisi sintetizza i fatti principali, evitando invenzioni, per delineare cosa sia accaduto e quale lezione possa emergere per il fantasy cinematografico.

risposta di disney a game of thrones quasi affonda l’azienda

in una fase in cui molte produzioni cercavano di replicare il tono epico e l’ampiezza narrativa di game of thrones, disney ha conservato le possibilità legate a una serie fantasy di alto profilo. questa prospettiva ha generato grandi attese, ma i progetti concreti hanno seguito percorsi molto differenti rispetto a quelli iniziali. il caso più noto rimane quello di un adattamento cinematografico action-oriented che avrebbe potuto fungere da risposta hollywoodiana al successo della serie di george r. r. martin, ma non ha raggiunto gli obiettivi commerciali e critici sperati.

the black cauldron: un flop storico

uscito nel 1985, Disney’s The Black Cauldron trasse ispirazione da due romanzi di Lloyd Alexander, The Book of Three e The Black Cauldron. il film tentò di fondere una tonalità epica con elementi adatti alle famiglie, ma risultò troppo cupo per i bambini e non sufficientemente maturo per gli adulti, generando una discrepanza di tono che ne determinò la performance al botteghino. la critica, nel complesso, non fu benevola e il film è ricordato per il suo esito polarizzante e per essere considerato un fallimento di produzione. attualmente il punteggio su Rotten Tomatoes si aggira intorno al 56%, riflettendo una ricezione controversa e duratura.

i romanzi delle chronicles of prydain: capolavori del fantasy

la saga The Chronicles of Prydain è abitualmente collocata tra i più grandi cicli fantasy di sempre. pubblicata durante gli anni ’60, offre una fondamenta narrativa ispirata a troppe radici del fantasy classico, prendendo spunto da modelli come quelli di tolkien ma sviluppando una voce più intima e riconoscibile. al centro emerge un protagonista memorabile, capace di accompagnare il lettore in un viaggio anche molto umano e toccante. nonostante il valore intrinseco, Disney ha prodotto solo un adattamento cinematografico nel 1985 che ha cercato di dare vita a quel mondo sul grande schermo.

l’autore Lloyd Alexander, in una riflessione del periodo, sottolineò che non vi è alcuna somiglianza tra il film e il libro, ma riconobbe che, preso come opera a sé stante, il film risulta godibile; Invitò gli spettatori a leggere il libro per apprezzarne la profondità. questa distanza tra pagina e schermo resta uno dei punto chiave della discussione sull’adattamento. nel frattempo, disney riacquistò i diritti di The Chronicles of Prydain nel 2016, senza però portare avanti un nuovo progetto significativo legato a quell’universo.

anche se la domanda se queste opere possano davvero replicare il fenomeno di game of thrones rimanga senza una risposta definitiva, il capitolo resta emblematico: The Black Cauldron rappresenta un tentativo precoce di tradurre una grande epica in un prodotto d’intrattenimento mainstream, mentre i romanzi di Prydain mantengono una reputazione solida nel panorama della narrativa fantasy. la loro eredità invita a riflettere su come il tono, la profondità e la gestione del pubblico possano influire sui risultati commerciali e critici di un progetto di largo respiro.

in definitiva, non è chiaro se disney possa o meno trasformare queste proprietà in una nuova versione di game of thrones, ma la vicenda offre una lezione importante: la coerenza tra libro e schermo, insieme a una chiara idea di pubblico e di tono, è cruciale per il successo di una grande saga fantasy.

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