Charlie puth inno nazionale del super bowl: un esperimento musicale in re maggiore
Questo testo analizza l’esecuzione dell’inno nazionale da parte di Charlie Puth al Super Bowl LX, evidenziando la selezione della tonalità, l’approccio tecnico e l’impatto sul percorso artistico del cantautore. si delineano le scelte musicali, le ragioni dietro la decisione di proporre una versione su misura e la rivalutazione del ruolo dell’interprete rispetto al suo background da produttore.
l’ombra del 1991
Il confronto con Whitney Houston non riguarda solo la voce, ma la fierezza del New Jersey. Puth è il primo artista originario del New Jersey a eseguire l’inno al Super Bowl dopo l’iconico intervento di Houston, risalente a oltre tre decenni fa.
- stili vocali: i critici hanno mosso dubbi sull’uso di falsetti e su una resa ariosa che rischiava di mancare in potenza rispetto alla memorabile esecuzione di Houston.
- la demo che convinse jay-z: per conquistare l’incarico, Puth registrò una versione demo minimale con una tastiera Rhodes, un invio che pervenne da Roc Nation al NFL Commissioner Roger Goodell.
il verdetto: un nuovo tipo di successo
La prestazione non ha inteso “sconfiggere” Houston, ma indirizzarsi verso una direzione moderna. Concentrandosi sull’arrangiamento piuttosto che sulla potenza vocale bruta, Puth si presenta come voce solista in vista del quarto album inedito, Whatever’s Clever!, in uscita il 6 marzo 2026.
In definitiva, Puth non ha imitato Houston; ha assunto il ruolo di professore di musica e, di fronte a una platea di 100.000 spettatori, l’esperimento in D maggiore è risultato un successo tecnico.