Canzonissima 2026, terza puntata: vince Caruso di Grigolo ma il programma non decolla, sintesi e pagelle

Contenuti dell'articolo

La terza serata di Canzonissima, impostata sul tema “la canzone simbolo — la svolta”, mette in scena un passaggio decisivo per il programma. L’attenzione è spostata sui brani che hanno segnato un “prima” e un “dopo” nei percorsi artistici, con un cast in grado di accendere il palco. Il ritmo generale, però, continua a risentire di tempi dilatati e di una struttura che a tratti comprime le esibizioni, rendendole meno protagoniste di quanto potrebbero essere.

canzonissima terza serata: il tema “la canzone simbolo — la svolta”

La proposta per questa puntata non punta su repliche di classici già celebrati nelle precedenti occasioni, né su dediche. Ogni artista deve presentare il brano scelto come passaggio fondamentale della propria carriera: un pezzo che, se rimosso dalla discografia, determinerebbe una perdita reale e riconoscibile.
In linea teorica si tratta di un’idea solida, perché valorizza il rapporto tra musica e identità artistica. In pratica, il meccanismo rischia di funzionare solo in parte: la serata tende a scorrere lungo una durata molto estesa, con troppe digressioni verbali che frammentano l’andamento e rallentano il coinvolgimento.

il problema strutturale: ritmo e tempo al centro

Il punto critico non riguarda l’altezza artistica dei partecipanti, che in diversi casi risulta oltre le aspettative. A pesare è il contenitore, descritto come un sistema che si dilata tra parentesi e approfondimenti, senza costruire una traiettoria narrativa capace di tenere costantemente alta la tensione.
La lunga permanenza in scaletta e l’uscita dall’Auditorium del Foro Italico che supera la mezzanotte contribuiscono a rendere la fruizione più complessa, soprattutto per chi segue da casa fino alla fine. Le canzoni, pur essendo le vere protagoniste, finiscono spesso schiacciate dentro una quantità di segmenti che compromettono l’effetto delle performance.

ospiti e meccanismo di voto: protagonisti della serata

La serata include una componente editoriale e di intrattenimento affidata a ospiti e volti noti, con una dinamica di voto strutturata su più canali. La combinazione prevede: giuria dei magnifici 7, voto tra artisti e voto del pubblico social.
Gli ospiti presenti sono:

  • Massimiliano Gallo
  • Pif
  • Giusy Buscemi

massimiliano gallo: “mamma” e un ponte generazionale

Massimiliano Gallo canta “mamma” di Beniamino Gigli, collegando la performance a un fatto storico: la stessa canzone con cui il padre Nunzio Gallo vinse la primissima edizione di Canzonissima nel 1956.
Nel racconto del tema, il valore del brano emerge anche per la sua riconoscibilità collettiva: viene descritta come una presenza quasi “familiare” per molti, al punto da essere associata a recite e contesti scolastici, dove spesso non resta il nome di chi la canta.

pif e giusy buscemi: presentazione e struttura del voto

Pif e Giusy Buscemi presentano il loro film, inserendosi nel flusso della serata come elemento di transizione tra blocchi. Sul piano competitivo, la combinazione tra canali di voto definisce il risultato, che in questa terza puntata porta alla vittoria Caruso.
La canzone che conquista la puntata è “caruso” di Vittorio Grigolo, aggiudicandosi il primo posto della serata. Il percorso nel programma viene ricostruito tramite i precedenti successi di puntata, con riferimenti a “il mio canto libero” di Fabrizio Moro e a “la leva calcistica della classe ’68” di Arisa.

elios e storie tese: libertà, ironia e “la terra dei cachi”

Il momento migliore viene individuato nella clip di presentazione di Elio e le Storie Tese, dove viene smontata con ironia la logica della serata. Invece di inseguire intensità e racconto drammatico, il gruppo pone domande sul funzionamento del programma, restituendo una lettura implicita: non tutto richiede seriosità per arrivare a colpire.
Una volta sul palco, l’interpretazione di “la terra dei cachi” viene descritta come immediata e attuale, quasi fosse stata composta di recente. La canzone viene indicata come un brano che invecchia al contrario, tornando più pertinente con il passare del tempo.
La libertà del gruppo è presentata come una scelta rara: fare musica mantenendo il distacco necessario, senza bisogno di “farsi prendere sul serio” per ottenere credibilità artistica.

vittorio grigolo e il paradosso della vittoria

Vittorio Grigolo vince la puntata con “Caruso”, capolavoro scritto da Lucio Dalla nel 1986. Il testo viene collegato a un contesto storico suggestivo: la canzone viene portata sul palco con il richiamo a una camera d’albergo dove aveva soggiornato il tenore Enrico Caruso negli ultimi giorni della vita.
Il brano è descritto come uno dei titoli più noti a livello internazionale, con un lungo elenco di interpretazioni citate nel racconto: da Pavarotti a Mina, fino a Céline Dion, e anche ai Metallica a Bologna nel 2018.
Nonostante la vittoria, emerge un paradosso: Grigolo viene percepito come fuori contesto rispetto al programma. La lirica e il pop d’autore vengono presentati come mondi vicini ma non sovrapponibili, e l’interpretazione viene giudicata tecnicamente corretta ma emotivamente distante, con gesti e monologhi post-esibizione considerati eccessivi. Il risultato è attribuito soprattutto al meccanismo di voto, più che alla resa specifica della performance.

fausto leali: “a chi” e la voce senza tempo

Fausto Leali interpreta “A chi” mantenendo una continuità vocale definita sorprendente, nonostante l’età indicata nel racconto: quasi ottantadue anni.
Il momento più forte non viene identificato soltanto nell’esibizione, ma nello scambio con Simona Izzo dopo la performance. Il confronto viene descritto come una discussione sul testo e sull’amore eterno, alternata a un’ironia pacata: l’atteggiamento di Leali è raccontato come una risposta che smorza e alleggerisce, chiudendo il segmento con una battuta indicata come disarmante.

elettra lamborghini: muscia (e il resto scompare) e twerking in prima serata

Elettra Lamborghini canta “Musica (e il resto scompare)” con risultati vocali descritti come discontinui. La fatica è percepibile, con gestione dei respiri non sempre precisa e dinamiche meno controllate del necessario. Nonostante ciò, l’artista riesce a trasformare il limite in parte dello spettacolo, costruendo un effetto di “stile” legato alla performance.
Il segmento più commentato arriva dopo l’esibizione: coinvolgendo Francesca Fialdini, Caterina Balivo e Simona Izzo, Elettra propone una dimostrazione di twerking indicata come il momento più memorabile della serata, non per motivi musicali ma per impatto televisivo. Nel racconto, viene ribadito che Canzonissima cerca anche momenti capaci di restare in mente, e Lamborghini viene collegata alla capacità di generarli.

il nodo irrisolto di canzonissima: il programma “superiore” alla gestione

La terza puntata conferma un elemento strutturale: lo show risulta più forte della sua organizzazione dei tempi. Alcuni passaggi vengono indicati come televisione autentica, tra cui le esibizioni legate a Leali, Elio e le Storie Tese e l’ingresso di Massimiliano Gallo con la canzone del padre. Questi momenti rimangono dispersi dentro una durata che non giustifica la lunghezza complessiva.
L’impressione descritta è quella di uno spazio riempito per occupare uno slot, più che di un percorso costruito per comunicare qualcosa con coerenza drammaturgica. La prossima puntata viene indicata con il tema “la rivincita di sanremo”.

pagelle terza puntata: valutazioni delle esibizioni

elìo e le storie tese — la terra dei cachi: 9
La performance viene presentata come fuori scala rispetto al resto: mentre gli altri costruiscono narrazioni intense, il gruppo smonta la liturgia e poi canta con naturalezza. Il brano viene descritto come più fresco del previsto, con un impatto definito clamoroso.

fausto leali — a chi: 8
La voce viene indicata come ancora sorprendente; la canzone è definita difficilissima, soprattutto per l’attacco. Il sorriso e la sicurezza derivata dall’esperienza vengono citati come valore aggiunto per il pubblico.

irene grandi — bum bum: 7,5
Il ritorno al 1995 viene collegato a una grinta rimasta intatta. Il brano viene descritto come un tormentone entrato nel cuore del pubblico, cantato con una franchezza riconoscibile, con cicatrici incluse nel pacchetto interpretativo. L’arrangiamento viene ritenuto meno efficace di quanto potrebbe, ma la presenza scenica compensa.

enrico ruggeri — mistero: 7
Viene scelta una canzone non ritenuta tra le migliori per Ruggeri. Nonostante questo, l’esecuzione viene descritta come un’importante impresa: il brano contiene citazioni d’affetto per gli esordi punk e metal, e richiami a passaggi citati nel racconto. Il ritorno viene presentato come energia rock senza cedere alla nostalgia.

arisa — sincerità: 7
Il brano viene giudicato complesso da portare in varietà, perché legato a un registro da “nuove proposte”. L’esecuzione viene raccontata come capace di trasformarlo in chiave cabaret anni Sessanta, con alcune imprecisioni nella coreografia ma con una presenza scenica da fuoriclasse.

malika ayane — feeling better: 7
La scelta viene riportata al suo primo singolo ufficiale, interpretato con leggerezza e un finale fischiato. Il brano non viene considerato la selezione più rappresentativa del repertorio, ma viene indicato come coerente con la logica del tema.

michele bravi — il diario degli errori: 6,5
La canzone viene definita tra le più belle della musica italiana degli ultimi vent’anni. Il problema segnalato riguarda l’intensità, percepita a tratti come artificiosa: il risultato sarebbe più legato alla recitazione della versione migliore di sé che a un’adesione piena al brano.

fabrizio moro — pensa: 6
Il brano viene descritto come onesto e diretto, ma il punto critico viene individuato nella distanza tra chi lo canta oggi e la storia raccontata. L’età e la traiettoria artistica di Moro vengono lette come elementi che generano un corto circuito col pubblico, che si aspetta anche di capire chi siano gli artisti adesso.

vittorio grigolo — caruso: 5,5
La canzone è definita un capolavoro e l’esecuzione viene considerata tecnicamente ineccepibile, ma emotivamente lontana. I gesti e i monologhi post-esibizione vengono giudicati come fattori che aumentano la distanza dal brano e dal pubblico. Il successo viene ricondotto al meccanismo di voto.

leo gassmann — vai bene così: 5,5
La canzone viene ritenuta non scadente, ma l’inserimento nel tema della svolta richiede uno sforzo narrativo che l’esibizione non sostiene pienamente. Vengono citati problemi di intonazione sulle basse e un attacco ritenuto sbagliato nel finale, con un dibattito sul cognome percepito come più presente della performance.

jalisse — gloria: 5
La scelta di non cantare fiumi di parole viene considerata comprensibile per l’associazione immediata al nome del duo e per la difficoltà di cambiare brano. Gloria di Umberto Tozzi viene però indicata come soluzione non luminosa: le voci, pur solide, non vengono descritte come capaci di “bucare” nel contesto.

elettra lamborghini — musica (e il resto scompare): 5
La prestazione vocale viene giudicata la più faticosa della serata. L’affanno resta costante, la gestione dei respiri poco precisa e le dinamiche poco controllate. Il twerking con i Magnifici 7 viene collocato come elemento televisivo, ma il programma viene definito come canzoneria, non una proposta centrata esclusivamente sulla danza.

Rispondi