Brandon Sanderson e il problema con Gli Anelli del Potere: la dura realtà delle trasposizioni fantasy

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Le polemiche attorno a The Lord of the Rings: The Rings of Power continuano a riaccendersi anche grazie alle osservazioni di Brandon Sanderson, autore fantasy di riferimento. Le critiche riguardano scrittura “grimdark”, rappresentazioni discutibili delle tattiche militari e scelte problematiche per gli archi dei personaggi. In parallelo, il dibattito si allarga alle serie fantasy live-action più note, fino a emergere una tesi chiave: il bilanciamento del tono può cambiare la percezione dell’intero genere.

le critiche di brandon sanderson a the rings of power

Sanderson, dopo l’uscita della prima stagione, ha sintetizzato il proprio giudizio sottolineando tre aree principali: tendenza al “grimdark”, interpretazioni poco convincenti delle dinamiche militari e decisioni di scrittura contestabili legate soprattutto allo sviluppo dei protagonisti. Il punto di partenza indica che l’effetto complessivo non riguarda solo l’estetica, ma anche la costruzione narrativa.

Le critiche si concentrano in particolare su:

  • Harfoot e alleanze/azioni considerate morali “spente”;
  • scene belliche percepite poco credibili sul piano strategico;
  • timbro cupo e scelte legate a piani e conseguenze.

grimdark e harfoots: un problema di percezione

Nel giudizio di Sanderson, una delle criticità più evidenti riguarda la linea degli Harfoots. Questo popolo, legato agli eventi che porteranno agli hobbit della Contea, viene mostrato nelle fasi iniziali della propria vita nomade e con un contatto con un Istari che viene successivamente collegato a una versione di Gandalf. Il nodo segnalato riguarda il comportamento degli Harfoots quando qualcuno si perde: l’abbandono di altri al proprio destino viene considerato un elemento fuori fuoco.
La situazione viene associata a una dinamica che coinvolge Nori e la sua famiglia, con il supporto di Gandalf che permette di proseguire il viaggio. In seguito, Nori tenta di mettere in salvo Gandalf da seguaci legati a Sauron, mentre altri Harfoots scelgono di aiutare solo una volta che viene riconosciuto il valore del mago.

La contestazione riguarda soprattutto:

  • la lettura degli hobbit come creature non necessariamente moralmente “grigie”;
  • la coerenza percepita tra caratterizzazione pacifica e scelte di abbandono;
  • l’effetto complessivo sul tono della narrativa.

tattiche militari: quando la resa non convince

Sanderson ha poi esteso l’osservazione alle sequenze militari. Il punto centrale riguarda alcune rappresentazioni ritenute logicamente deboli: da un lato le decisioni dei villaggi delle Southlands che lasciano un forte per affrontare gli orchi in una posizione meno difendibile; dall’altro la carica della cavalleria numenoreana, giudicata poco credibile.
La critica sulla cavalleria si lega a un fattore di plausibilità: si tratta di cavalieri in armatura da battaglia che, secondo la valutazione riportata, sarebbero verosimilmente esausti dopo il trasferimento via mare fino all’area dello scontro. L’attenzione non è solo sulla coreografia, ma sulla coerenza tra strategia e condizioni operative.

tono cupo e piani di sauron e adar

Un terzo fronte riguarda la tonalità complessiva della serie, descritta come bleak e talvolta incline al viscerale. A completare il quadro vengono citati anche aspetti legati ai piani di Sauron e di Adar, collegati all’eruzione del Monte Fato. Nella valutazione riassunta, una parte delle obiezioni viene considerata fondata, ma restano elementi soggettivi legati alla ricezione da parte del pubblico.

le stesse critiche emergono in altre fantasy live-action

La rilevanza delle osservazioni aumenta perché, secondo quanto riportato, alcune critiche possono essere applicate anche ad altre produzioni fantasy. Tra gli esempi richiamati compaiono serie come The Witcher, Game of Thrones, House of the Dragon e The Wheel of Time, tutte associate a problemi percepiti in linea con quelli segnalati per The Rings of Power.
Per quanto concerne il punto sul “grimdark”, viene evidenziato che molte delle serie citate non puntano su levità marcate: il focus tende piuttosto verso politica cupa, minacce ad alto impatto e mondi intensamente scuri, con le componenti più fantasiose o leggere presenti in misura limitata.

  • The Witcher
  • Game of Thrones
  • House of the Dragon
  • The Wheel of Time

tattiche e battaglie: esempi citati e confronti

Richiamando le critiche militari, Sanderson viene associato anche a un confronto specifico: la carica a cavallo di Game of Thrones (stagione 8, episodio 3) viene menzionata come paragone negativo rispetto alla resa vista nella serie su Middle-earth. In generale, i combattimenti dell’ultima parte di Game of Thrones vengono descritti come più orientati allo spettacolo cinematografico che a un urto realistico basato su strategia e condizioni concrete.
Analogamente, House of the Dragon viene avvicinata a dinamiche simili, mentre The Witcher riceve critiche per l’impostazione ricorsiva delle scene di combattimento. Anche l’aspetto narrativo viene incluso: Sanderson collega scelte di trama discutibili, individuando un’area precisa nel finale di Game of Thrones.

adattamenti e tono: anche harry potter viene citato

Il tema del “grimdark” viene collegato a un trend più ampio: diverse produzioni recenti vengono descritte come orientate a estetiche, narrazioni e atmosfere più cupe, con l’obiettivo di un realismo più duro. Nell’elenco degli sviluppi più recenti viene incluso un riferimento a un adattamento fantasy in arrivo basato su Harry Potter, presentato con un trailer nel marzo 2026.
Il materiale viene indicato come più scuro sia visivamente sia sul piano tonale: i colori vivaci del primo film del 2001 vengono sostituiti da una palette più spenta, con una maggior enfasi sulla dimensione “epica” del mondo. Viene inoltre richiamato il cambio di rotta dopo i primi titoli cinematografici.
Particolare attenzione viene data al fatto che l’adattamento HBO sembri abbandonare il senso più whimsical e magico dei capitoli iniziali, richiamando un focus più duro su aspetti come il trattamento dei Dursley. Nel quadro complessivo, questa scelta viene interpretata come coerente con una delle critiche centrali formulate da Sanderson.

cosa dovrebbe cambiare the rings of power nella stagione 3

La domanda successiva riguarda le contromisure per la stagione 3. La soluzione indicata in sintesi è di ridurre il rischio di nuove contestazioni tornando a scelte già considerate efficaci: l’idea proposta è proseguire l’impostazione della seconda stagione, che aveva concentrato la componente Harfoot su Nori, Poppy e Gandalf, una dinamica ritenuta funzionare meglio nella lettura riportata a proposito della prima stagione.
Un altro punto riguarda l’azione: l’aumento della scala dei fatti permetterebbe una migliore resa della dimensione militare. La stagione 3 viene collegata alla Guerra degli Elfi e alla minaccia legata a Sauron. In questo contesto, l’obiettivo sarebbe unire aspetti di logica bellica a componenti fantasy più vicine all’immaginario classico.

Le priorità indicate per ridurre le critiche includono:

  • mantenere una struttura narrativa più focalizzata sulla linea Harfoot;
  • far sì che azione e strategia risultino più coerenti;
  • incrementare le componenti più fantastiche invece di restare su un registro troppo cupo.

una lezione per tutta la tv fantasy: equilibrio tra oscurità e meraviglia

Il quadro conclusivo porta a una tesi più generale: la tv fantasy necessita di una lezione unica, collegando diverse criticità emerse nei titoli citati. Secondo la ricostruzione, l’elemento che unisce gran parte dei problemi è l’adozione predominante di storytelling grimdark. In questo schema rientrano The Witcher, Game of Thrones, House of the Dragon, The Wheel of Time e anche la produzione su Harry Potter, con The Rings of Power inserita nello stesso filone.
Viene però segnalato che non è necessario scegliere tra oscurità e fantasia: alcuni esempi di animazione vengono proposti come controprova. In particolare, The Legend of Vox Machina e The Mighty Nein vengono presentate come capaci di mescolare momenti spiritosi e seri senza rinunciare al tono fiabesco. In ambito live-action, Percy Jackson e gli Olimpici viene richiamata come alternativa apprezzata per una freschezza coerente con l’impostazione dei primi libri.
La sintesi proposta è che i racconti possono includere scene difficili e tragiche mantenendo al contempo la componente di meraviglia tipica del fantasy. Questo principio viene esteso anche ad altri prodotti: la narrazione viene associata a come alcuni adattamenti recenti nel mondo dei supereroi abbiano puntato eccessivamente sul lato cupo e realistico, perdendo parte del fascino originario.
In chiusura, viene indicato che il pubblico mostra interesse crescente per speranza, stupore e divertimento nei racconti fantasy. L’oscurità non viene esclusa: deve essere piuttosto bilanciata per evitare un impatto troppo uniforme. In tale cornice, The Rings of Power viene descritta come in fase di avvicinamento a questo equilibrio.

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