Alien: Romulus – La Verità su Andy che Dovete Conoscere

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Alien: Romulus rappresenta l’ultimo capitolo dell’iconica saga di fantascienza, portando sul grande schermo un nuovo personaggio che introduce uno spunto riflessivo sui temi centrali della serie: l’androide Andy, interpretato da David Jonsson. Esploriamo come la sua caratterizzazione si intrecci con le tradizioni tematiche della saga, senza dimenticare che quest’analisi rivela significativi dettagli della trama.

la figura di andy, l’androide artificiale

Nel nuovo film Andy, un Sintetico descritto come timido e amante dei “dad jokes”, si autodefinisce una “persona artificiale”, una scelta di parole che echeggia il Bishop di Aliens, interpretato da Lance Henriksen. Questa caratterizzazione si colloca all’interno di un universo cinematografico ricco di riferimenti a precedenti pellicole, mettendo però in luce un fraintendimento da parte di Fede Álvarez e Rodo Sayagues sulla vera essenza dei temi alieni.

il dilemma dell’ambiguità

Accanto a Rain (Cailee Spaeny), Andy funge da accompagnatore e collaboratore essenziale per superare gli ostacoli imposti da una nave Weyland-Yutani, grazie alle sue autorizzazioni. La sua ambigua posizione, come quella di molti altri androidi della saga, solleva dubbi sulla fedeltà agli umani o alla Compagnia. Come per i suoi predecessori Ash e Bishop, si gioca sulla doppia faccia di questi personaggi, con Álvarez e Sayagues che tentano un colpo di scena che disvela gli elementi minacciosi nel carattere apparentemente innocuo di Andy.

la metamorfosi narrativa di andy

un tradimento dei temi classici

Il passaggio di Andy da fedele compagno a potenziale antagonista si manifesta attraverso la sostituzione di un chip, un elemento che non aveva precedenti nella saga. Questo cambio di direttive riflette un approccio più meccanicistico e non umanista, eliminando quell’ambiguità poetica che ha sempre caratterizzato i Sintetici nel franchise di Alien.

una concezione ridotta dell’intelligenza artificiale

Tipico dei Sintetici di “Romulus” è il comportamento strettamente logico, come mostrato quando un robot sacrifica alcuni operai per salvarne altri in un incidente minerario. Questo sottolinea un’asetticità che contrasta fortemente con i precedenti personaggi, che pur essendo artificiali erano portatori di connotati profondamente umani.

la rottura con la tradizione

Contrariamente ai film precedenti, dove gli androidi emergevano come individui dotati di una complessità e umanità che li rendevano intriganti, Andy viene rappresentato più come un semplice strumento modificabile. Questo confligge con la profondità narrativa e la rappresentazione delle paure e delle ansie umane, centrali nella storia di Alien.

un percorso divergente rispetto alla saga originale

In questo contesto, Andy smette di essere una figura ambivalente e tridimensionale, diventando una mera macchina, il cui “aggiornamento” può cambiare integralmente il suo operato. Tale riduzione rischia di svilire l’arco narrativo e psicologico di Andy, restituendo al pubblico un personaggio dal quale è difficile trarre empatia e interesse duraturo, ponendo Romulus in una posizione di sostanziale distacco dai precedenti capitoli della saga.

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