Remake del futuro di questo horror iconico fa arrabbiare i fan
l’ingresso di un possibile rifacimento di possession ha già acceso una discussione acceso e divergente tra gli appassionati. non si tratta della solita nostalgia: l’attacco è viscerale e difensivo, perché l’opera originale è considerata irripetibile e profondamente legata a una retorica cinematografica unica.
possession: reazione dei fan e identità dell’opera
il film del 1981, diretto da andrzej żuławski, è stato consegnato allo spettatore come un oggetto di culto, capace di oltrepassare le etichette tradizionali dell’orrore e di oscillare tra cinema d’autore, dramma psicologico e incubo corporeo. l’esperienza proposta non è una semplice narrazione, ma una prova destabilizzante che intreccia isteria, violenza emotiva e perdita di controllo.
la rabbia dei fan nasce dalla convinzione che possession non possa essere ricalcato senza ridurne l’essenza; la sua forza deriva da scelte interpretative memorabili, non ripetibili, vissute come un’esposizione emotiva totale che potrebbe spegnersi se ricondotta a una formula
- andrzej żuławski — regista
- isabelle adjani — protagonista
- carlo rambaldi — creatore della creatura
- anna — personaggio principale
- il doppio di anna — figura scenica
elementi chiave che definiscono l’originale
la performance di isabelle adjani come anna, e del suo doppio, viene descritta come un’(esorcismo fisico e mentale) che ha avuto un costo umano notevole, segnando profondamente l’attrice e la produzione. questa intensità non è concettualmente replicabile; è legata a una congiunzione di talento, dolore vissuto e contesto creativo.
perché un rifacimento rischia di snaturare l’opera
possession è strettamente intrecciato a luogo e tempo: girato nella berlino divisa, la città funge da metafora della disgregazione emotiva dei protagonisti. la separazione tra est e ovest riflette la frattura di una coppia, e l’atmosfera della guerra fredda permea ogni inquadratura, rendendo impossibile trasferire l’opera in un contesto produttivo meno teso e meno storico.
la genesi del film, scritta in uno dei periodi più bui della vita di Żuławski, lo rende una confessione priva di compromessi: un matrimonio tra esperienza personale e creatività che rischia di perdersi in una dinamica industriale se trasformato in un prodotto di mercato. la creatura di Carlo Rambaldi, volutamente imperfetta e viscida, rappresenta un baricentro: la sua ambiguità impone un’interpretazione che sfugge a qualsiasi razionalizzazione—un mostro che non va capito, ma subito percepito come alterazione biologica.
considerazioni sull’impatto visivo e sull’eredità
l’idea di un aggiornamento tecnico potrebbe snellire il mistero e rendere la creatura più spiegabile, perdendo quella sensazione di minaccia primitiva che la rendeva provocatoria e pervasiva. l’opposizione non è rivolta alle persone coinvolte, bensì al principio stesso di una rinascita del film: possesso racconta la fine di un amore come esperienza di puro orrore, senza consolazione né redenzione.
per chi nutre una passione autentica, possesso non è una licenza per rilanciare o modernizzare: è un’opera fragile e ferita da custodire intatta. la paura principale è che un rifacimento svuoti l’opera di ciò che la rende irripetibile e memorabile. il pubblico promette di mantenere vivo il valore dell’originale preservandone la pienezza emotiva e l’audacia formale.