Oscar migliori film degli anni 2020: i 5 vincitori piu belli e i meno riusciti dal peggiore al migliore
Gli Oscar degli anni 2020 hanno cambiato volto: il percorso di selezione e le sensibilità dell’Academy si sono spostati verso storie e autori capaci di arrivare al grande pubblico senza perdere identità internazionale. Nel corso del decennio, la vittoria del miglior film ha spesso seguito strade diverse da quelle del passato, mettendo sullo stesso piano opere europee, produzioni di studio e progetti nati nei circuiti festival o approdati tramite piattaforme. A fare da spartiacque, nel 2020, è stata la vittoria di Parasite, che ha contribuito ad aprire una nuova fase: meno automatismi, più varietà.
In questa ricostruzione viene proposta una classifica dei sei vincitori del best picture degli anni 2020 fino ad ora, ordinati dalla posizione più bassa alla vetta. Ogni film viene descritto per caratteristiche e contesto di affermazione, con un focus sulle ragioni che li rendono memorabili e, in alcuni casi, meno convincenti rispetto agli altri.
6 coda (2021): un successo con percorso “non classico”
Coda non seguiva la traiettoria tradizionale verso il best picture. Il film, infatti, ha segnato la prima vittoria di un servizio streaming in questa categoria, con Apple come piattaforma. È però una scelta che risulta anche “classica” nel contenuto: un adattamento in lingua inglese del film francese-belga La Famille Bélier.
Il racconto ruota attorno a una storia di crescita: una giovane, unica persona udente nel proprio nucleo familiare, decide di puntare su una formazione musicale, mettendo in discussione il ruolo e le aspettative legate all’attività di famiglia. La regia è affidata a Sian Heder, mentre l’impianto narrativo valorizza interpretazioni capaci di sostenere il tono emozionale.
- Emilia Jones
- Troy Kotsur
- Marlee Matlin
- Daniel Durant
L’asse portante della ricezione critica passa anche dal riconoscimento ottenuto da Troy Kotsur, premiato come miglior attore non protagonista. La capacità del film di funzionare sul piano emotivo è presente, ma, nel confronto con gli altri titoli in lista, l’impatto complessivo risulta meno incisivo.
5 anora (2024): caos controllato e vittoria storica
La scalata di Sean Baker verso l’Oscar era resa difficile da una specifica contingenza: l’ultima parola sarebbe stata scritta da un periodo favorevole alla candidatura di opere considerate “troppo indipendenti” in altre stagioni. Anora, invece, ha ottenuto un risultato netto nel 2024, con un percorso che ha portato a una storica vittoria del best picture.
La commedia drammatica romantica è descritta come eccellente e insieme disordinata, centrata su un matrimonio che coinvolge una spogliarellista e il figlio di un oligarchico russo. Quando la famiglia tenta di annullare l’unione, la storia devia in un’escalation che coinvolge uomini armati e interferenze esterne.
Il film si sostiene su un’energia scenica che convince per ritmo e precisione, nonostante l’imprevedibilità degli eventi. Al centro emerge Mikey Madison, indicata come la figura luminosa dell’opera, mentre l’insieme resta coerente e ben costruito.
- Mikey Madison
In termini di resa cinematografica, l’esperienza viene descritta come un tuffo immediato con spazio per riflessioni anche dopo i titoli di coda. In quella stagione, l’esito era considerato praticamente inevitabile: Anora si è imposto come scelta primaria della corsa al miglior film.
4 everything everywhere all at once (2022): energia multiverso e cuore
Everything Everywhere All at Once risulta un altro caso difficilmente immaginabile come vincitore del best picture in un passato più distante. La ragione viene collegata al tipo di scrittura e all’ibridazione di generi proposta dai Daniels, con una componente iper-meta e una sincerità che ha trovato forte sintonia con il pubblico nel 2022.
La trama segue una donna in contrasto con la propria vita, contattata da una versione alternativa del marito. L’informazione determinante è chiara: solo lei può salvare il multiverso. Il titolo viene presentato come letterale: tra riferimenti e invenzioni, la produzione inserisce anche elementi iconici come quelli legati alle hot dog fingers, oltre ad altri rimandi di cultura pop.
L’efficacia, nella valutazione, nasce dalla capacità di trasformare l’esuberanza in un impianto emotivo. Il film costruisce una tesi sul valore della gentilezza di fronte al nichilismo e usa i riferimenti culturali come strumento narrativo, con un linguaggio adatto all’era dei social.
- Michelle Yeoh
- Ke Huy Quan
La prestazione di Ke Huy Quan viene citata come una delle rimonte più amate nella storia recente degli Oscar. Pur con differenze di reazione personale nel pubblico, la qualità complessiva resta alta e la vittoria del best picture è considerata pienamente meritata.
3 nomadland (2020): tra paesaggi e costruzione ibrida
Nomadland non sarebbe invecchiato con la stessa brillantezza di altri vincitori presenti in classifica. Si fa riferimento a un’idea diffusa: in molti avrebbero apprezzato soprattutto le immagini panoramiche del West americano durante le fasi di isolamento legate al COVID-19. Una spiegazione simile viene però ritenuta parziale, perché l’emozione del film viene collegata soprattutto alla storia e alle performance.
Il film viene indicato come un’estensione convincente del progetto precedente di Chloé Zhao, The Rider, e viene descritto come un caso di visione artistica in cui il materiale di partenza risulta perfettamente compatibile. La base è tratta da un lavoro di non-fiction di Jessica Bruder, ma l’opera fonde elementi di realtà e finzione.
Il personaggio di Fern, interpretato da Frances McDormand, viene descritto come un individuo reale nell’ispirazione ma fittizio nella costruzione narrativa: si tratta di una donna che, dopo perdita di lavoro e del marito, sceglie di vivere su un furgone viaggiando per il paese. Accanto, la regia include molte persone che raccontano storie proprie.
- Frances McDormand
Il modo in cui la regista alterna interpreti professionali e attori non professionisti viene presentato come un elemento tecnico-artistico decisivo, capace di valorizzare le performance. Nel complesso, il film meriterebbe un ricordo più stabile rispetto alla percezione attuale.
2 one battle after another (2025): blocco autoriale e blockbuster satirico
La seconda posizione è attribuita a One Battle After Another, una scelta descritta come frutto di un confronto complesso con il primo posto. Il film viene presentato come uno dei titoli definitivi del secolo fin qui, con un impianto che combina intrattenimento e urgenza.
La storia segue un protagonista, Leonardo DiCaprio, ex rivoluzionario ormai “fuori fase”, costretto a tornare in azione dopo un ritorno minaccioso legato al passato. Il risultato è definito come un blocco d’azione e insieme come una rielaborazione moderna dell’impianto satirico: si parla di una lettura in linea con Dr. Strangelove, con la satira che diventa progressivamente più scomoda man mano che la vicenda spinge l’assurdo più avanti.
La regia viene associata a scelte difficili da ottenere oggi: è segnalata la rarità, negli anni recenti, del fatto che un film resti un progetto autoriale con un budget da blockbuster, e che da questa combinazione nasca qualcosa di così solido. Un valore aggiunto riguarda la distribuzione di interpretazioni molto diverse per tono, che vengono comunque percepite come parte di un unico insieme.
- Leonardo DiCaprio
- Benicio del Toro
- Sean Penn
In questa lettura, Benicio del Toro interpreta un personaggio descritto come sensei con un registro caldo e radicato, mentre Sean Penn propone una figura più grottesca e caricaturale. La presenza reciproca tra i due ruoli viene indicata come un rafforzamento reciproco.
La conclusione della valutazione colloca il film tra i migliori vincitori dell’Oscar nella storia dell’Academy, con la definizione più alta riservata al migliore dei titoli presenti in questa lista.
1 oppenheimer (2023): successo improbabile e trionfo artistico
Oppenheimer viene definito uno dei successi hollywoodiani più improbabili mai avvenuti. Il quadro produttivo è collegato a una scelta decisiva: l’uscita dalla storica collaborazione con Warner Bros.. In quel momento, secondo la ricostruzione, lo scenario diventa favorevole grazie all’interesse di altri studi intenzionati a garantirsi i progetti di Christopher Nolan per anni.
Con questo vantaggio, Nolan realizza un biopic di prestigio su J. Robert Oppenheimer, descritto come un film di tre ore, parzialmente in bianco e nero, con un costo di 100 milioni di dollari. A fronte di quanto sarebbe stato lecito attendersi da un progetto simile, il risultato commerciale viene indicato come eccezionale: oltre 900 milioni di dollari a livello globale.
Sul piano artistico, il film viene giudicato come il punto più alto della carriera di Nolan. Il perno narrativo è Cillian Murphy, chiamato a sostenere un racconto non lineare e costruito in modo soggettivo, capace di mantenere un ritmo scattante anche dentro una struttura complessa.
La sequenza del test atomico viene ricordata come un’ulteriore realizzazione della passione di Nolan per immagini ampie, in continuità con l’uso di IMAX. Nella maggior parte delle volte, però, l’attenzione viene spostata sui dettagli: l’ampiezza si trasforma in scala sulle espressioni e sulle micro-reazioni degli interpreti. Persino piccoli gesti, come un cambiamento sul volto di Robert Downey Jr., vengono trattati come momenti memorabili.
- Cillian Murphy
- J. Robert Oppenheimer
- Robert Downey Jr.
Nel ciclo premi 2023, Oppenheimer viene indicato come un vero “carro armato”, con una vittoria del best picture considerata incontrastata. Pur esistendo un film capace di competere, One Battle After Another incluso, risulta comunque difficile scalzarlo: la valutazione finale lo colloca come il migliore dei vincitori dei Best Picture degli anni 2020 finora.