Lato oscuro dei cinecomic moderni: come il flop del 1983 ha anticipato le tendenze

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Questo testo analizza superman iii, terzo capitolo della saga dedicata all’Uomo d’Acciaio, messo in discussione dal confronto con l’originale superman di Richard Donner. Nonostante la rilevanza fondativa del modello iniziale, i capitoli successivi hanno attraversato un percorso differente. L’attenzione si concentra sulla genesi complessa, sul cambio di tono dettato dall’influenza comica di un protagonista esterno e sulle dinamiche narrative che hanno caratterizzato l’opera, evidenziando sia limiti concreti sia intuizioni rilevanti per l’evoluzione del genere.

superman iii: quadro generale e valutazione critica

La pellicola è spesso vista come uno strappo rispetto al modello fondante, segnato sia dall’assenza della firma di Donner sia da un territorio tonale divergente che predilige una commistione tra action e humor. Le scelte creative si traducono in un effetto disomogeneo: molte battute non funzionano, il ritmo risente di contrasti tra gag e momenti più seri e gli effetti speciali non raggiungono la resa dei capitoli precedenti. Dietro la superficie meno rocciosa emergono spunti significativi che anticipano riflessioni future nel cinema supereroistico.

superman iii: genesi e direzione creativa

Lo sviluppo del progetto si caratterizza per una fase caotica: inizialmente si considerano figure come Mister Mxyzptlk, Brainiac e persino Supergirl. Tali ipotesi vengono accantonate quando Richard Pryor annuncia pubblicamente entusiasmo per il film, orientando la produzione verso una commedia marcata, con gag slapstick e un tono spesso caricaturale che enfatizza la dimensione ludica.

superman iii: antagonisti e temi

La coppia di antagonisti presenta un andamento poco convenzionale: accanto al pasticcione Gus Gorman, interpretato da Richard Pryor, compare Ross Webster, interpretato da Robert Vaughn, un magnate privo del carisma di Lex Luthor ma pensato come suo potenziale sostituto. Webster resta un avversario meno incisivo, ma pronuncia una battuta che riassume l’archetipo del super-villain capitalista: «Ti chiedo di uccidere Superman e non riesci nemmeno in quella cosa semplice».
La componente tecnologica muove il film verso territori inquietanti. Scartata l’idea di Brainiac, Superman III rielabora l’essenza del concetto di intelligenza artificiale collegandola a un corpo umano: Vera, sorella di Webster, viene trasformata da un supercomputer in una creatura cibernetica, offrendo una sequenza disturbante che, all’epoca, colpì il pubblico giovane e introduce una vena di orrore tecnologico nel contesto dell’Uomo d’Acciaio.

superman iii: la battaglia interiore

Un momento centrale arriva durante una scena ambientata in un deposito di rottami: Superman viene contagiato da una kryptonite sintetica e si trasformano dubbi e impulsi in una versione egoista e violenta. La lotta non è tra due nemici esterni, bensì tra Superman e Clark Kent, la sua parte più umana. Non si chiarisce se la lotta si consumi solo mentalmente o se si svolga anche nella realtà, scelta narrativa volutamente ambigua che evidenzia un conflitto interiore come vero campo di battaglia dell’eroe.

superman iii: riflessioni sull’apporto al genere

Considerato nel contesto della saga, il film non si presenta come un capolavoro né come una coerenza impeccabile, ma propone intuizioni pionieristiche nel panorama dei cinecomics: il lato oscuro dell’eroe, la separazione dell’identità e il conflitto morale come motivo centrale della narrazione, elementi che sarebbero stati approfonditi dal cinema supereroistico solo in seguito.

  • Gus Gorman
  • Ross Webster
  • Vera Webster
  • Superman
  • Clark Kent

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