Laghat, la storia vera dietro al film con edoardo pesce e il suo sogno impossibile
Una vicenda capace di trasformare un limite fisico in un percorso di successi: Laghat – Un sogno impossibile mette in primo piano una storia reale che, per intensità e conseguenze, ha il fascino di una fiaba. Al centro c’è Laghat, un cavallo che ha affrontato una condizione severa e che, nonostante tutto, è riuscito a correre, vincere e farsi conoscere anche al di fuori dell’ippica. Il racconto intreccia sport, determinazione e nuove forme di narrazione, dal libro al cinema.
laghat: una storia vera che colpisce per l’incredibile
La trama che ha ispirato il film si fonda su fatti realmente accaduti. Il protagonista nasce come puledro destinato alle corse e cresce fino a diventare un esemplare promettente. Quando è ancora molto giovane, una malattia modifica radicalmente il suo destino.
In seguito a un contagio, si sviluppa una grave infezione fungina che provoca problemi visivi importanti: cecità parziale e una riduzione della vista del 95%. Nel contesto delle competizioni, una simile situazione avrebbe normalmente portato alla fine della carriera. Eppure, qui il percorso prende una direzione diversa.
il cavallo cieco che ha continuato a vincere
Nonostante la perdita di una parte della vista, Laghat mostra capacità notevoli. Secondo chi lo seguiva, il cavallo sembrava possedere una percezione molto particolare: un “sesto senso” utile a capire dove mettere le gambe, così da muoversi con sicurezza all’interno della pista.
debutto e risultati nelle gare
Il debutto avviene nel gennaio 2006 all’ippodromo di San Rossore, a Pisa. Qui Laghat ottiene la prima vittoria. Poco dopo arriva un’ulteriore conferma: a distanza di sole due settimane conquista una seconda gara con un vantaggio ampio, pari a 6 lunghezze.
Le competizioni riguardano corse di livello handicap e appuntamenti minori. Nei principali riferimenti riportati, Laghat corre con l’apprendista fantino Giuseppe Virdis. In totale, tra il 2006 e il 2015, il cavallo disputa 123 gare, vincendone 26 e piazzandosi in altre 30. Nel complesso riesce a ottenere circa 112.000 euro in premi, un dato rilevante considerando le condizioni fisiche di partenza.
attenzione dei media e soprannome
Nel tempo, la storia attira sempre più curiosità. L’interesse cresce fino a portare Laghat nelle cronache italiane con un soprannome legato alla sua particolarità: “la bellezza cieca”. Il nome si lega anche alla sua ventesima vittoria, raggiunta nella primavera del 2012.
comportamento e carattere in scuderia
Oltre alle prestazioni, viene ricordato un aspetto umano nella reazione emotiva. Dopo una sconfitta, Laghat tende a mostrarsi irrequieto, arrivando a manifestare comportamenti aggressivi verso i compagni di scuderia, ad esempio scalciando o mordendo. In caso di vittoria, invece, risulta più tranquillo e rilassato.
La sua personalità viene descritta come complessa: non un’immagine idealizzata, ma un insieme di reazioni che richiama il modo in cui anche gli esseri umani possono comportarsi in base agli eventi.
- Federico De Paola, proprietario, con la descrizione del “sesto senso”
- Giuseppe Virdis, apprendista fantino menzionato tra i cavalieri
laghat tra libri e cinema: da querci a pesce
La vicenda di Laghat non si limita alle piste: diventa materiale narrativo anche in ambito editoriale e cinematografico. Lo scrittore Enrico Querci racconta la storia nel romanzo Laghat, il cavallo normalmente diverso, pubblicato nel 2014. Il testo mette a fuoco sia l’andamento sportivo, sia il legame con le persone che hanno accompagnato l’animale lungo il percorso.
versione illustrata e messaggio per i più piccoli
Successivamente viene realizzata anche una versione illustrata per bambini. Il racconto ripercorre Laghat dalla nascita fino al ritiro, tramite un linguaggio semplice e immagini evocative. Nel materiale citato compare l’illustratore Vincenzo Basiricò. La storia valorizza temi come sensibilità, bisogno di relazione e capacità di rispondere alla fiducia umana, con l’idea che la diversità non debba essere automaticamente vista come un ostacolo.
dal fatto reale al film: andrea e la fiducia reciproca
La trasformazione in cinema nasce dalla forza simbolica della vicenda. Il cavallo non viene presentato solo come eccezione nello sport delle corse, ma come storia capace di parlare a chi deve affrontare un limite e decide di non arrendersi.
Laghat – Un sogno impossibile prende ispirazione dalla realtà e la rielabora attraverso il personaggio di Andrea, un giovane fantino in cerca di riscatto. Nel film, interpretato anche da Edoardo Pesce, il focus non riguarda esclusivamente le imprese sportive: al centro viene posto il rapporto tra uomo e animale e il tema della fiducia reciproca.
- Michael Zampino, regista del film
- Edoardo Pesce, tra gli interpreti
la vita dopo le corse e la continuità del racconto
Il ritiro ufficiale avviene nel novembre 2015, con un evento celebrativo organizzato all’ippodromo di San Rossore, lo stesso luogo in cui Laghat aveva iniziato la carriera.
Terminata la fase agonistica, Laghat trascorre gli anni successivi in serenità, affiancato da Cerere, un cavallo Fjord norvegese che gli fa compagnia. Anche fuori dalle piste, la sua figura continua ad attirare attenzione: Laghat diventa una presenza visitata da bambini e appassionati, perché viene percepito come simbolo di determinazione e di fiducia.
Nel tempo, la storia resta viva per le vittorie, ma soprattutto per il significato che si lega al superamento delle apparenze e all’apertura di nuove strade quando le condizioni sembrano non lasciare alternative.

