Kung fu comiche anni 70 e 80: 6 film imperdibili senza jackie chan

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Negli anni 70 e 80 la scena dei film di arti marziali si è distinta soprattutto per produzioni d’impatto, con kung fu classico e coreografie capaci di segnare un’epoca. Accanto alle storie più serie, però, sono emerse anche opere con un tono più leggero, dove l’azione si mescola con l’ironia. Di seguito viene proposta una selezione di titoli che valorizzano proprio questo incrocio tra combattimenti e comicità.

la riscoperta delle commedie di kung fu tra anni settanta e ottanta

In quel periodo sono stati prodotti molti film impostati su vendette, sfide e contrasti contro l’oppressione. Allo stesso tempo, esisteva una corrente parallela: quella dei lavori capaci di trasformare le arti marziali in intrattenimento attraverso gag, ritmo e personaggi. Questo tipo di approccio ha trovato grande risonanza grazie a un nome in particolare, protagonista di una stagione di successi.
La commedia marziale ha consolidato la propria popolarità anche grazie a un modello narrativo che alterna momenti di tensione a situazioni volutamente assurde e cariche di umorismo. La presenza di studi e compagnie con identità diverse ha inoltre favorito una varietà di stili.

  • Jackie Chan come riferimento chiave per il sottogenere
  • Golden Harvest con produzioni orientate anche al lato brillante
  • Shaw Brothers con interpreti in grado di unire tecnica e comicità
  • altri studi minori capaci di fondere humor e kung fu

Dance Of The Drunk Mantis

Dance of the Drunk Mantis (1979), diretto da Yuen Woo-ping, nasce come seguito di Drunken Master, sempre con lo stesso regista. Il film prosegue la vicenda collegata al mondo del combattimento, ma sposta l’attenzione: invece di seguire l’eroe nella forma già associata a Wong Fei-hung, continua la storia del maestro di arti marziali di Sam Seed.
In questo contesto, la pellicola funziona come una sorta di spinoff e mantiene la combinazione vincente tra arti marziali e commedia. Determinante risulta il contributo di Yuen Siu-tien, chiamato a riprendere il ruolo.
La performance del protagonista valorizza il personaggio del mendicante “ubriaco”, caratterizzato da un atteggiamento apparentemente disinvolto, che nasconde abilità superiori. Le interazioni con il nuovo allievo, interpretato da Yuen Shun-yi, aumentano il registro comico fino ad arrivare a un confronto finale.

  • Yuen Siu-tien
  • Yuen Shun-yi
  • Hwang Jang Lee (Rubber Legs)
  • Yuen Woo-ping (regia)
  • Yuen Siu-tien (ripresa del ruolo)

The Magnificent Butcher

Diretto da Yuen Woo-ping nello stesso anno di Dance of the Drunk Mantis, The Magnificent Butcher vede Sammo Hung in un ruolo da protagonista. Il film presenta un allievo di kung fu che viene incastrato da una scuola rivale, dando forma a una trama che unisce azione e comicità.
Anche se viene indicato come un periodo iniziale per la vena comica dell’attore, Sammo Hung mostra già uno stile riconoscibile. L’incontro tra il suo approccio e le coreografie di Yuen Woo-ping produce numerosi momenti slapstick, con avversari spesso maltrattati e continuamente superati.

  • Sammo Hung
  • Fan Mei-sheng
  • Yuen Woo-ping (regia)

Mad Monkey Kung Fu

Mad Monkey Kung Fu (1979), diretto e interpretato da Lau Kar-leung, si muove sul confine tra due anime del genere. Il progetto unisce elementi tipici di un film di vendetta con un taglio chiaramente comico, senza rinunciare a un’azione intensa.
La storia ruota attorno a un maestro la cui vita viene distrutta dal nemico, interpretato da Lo Lieh. La vendetta non può essere portata avanti con i metodi tradizionali a causa di un danno fisico invalidante: la soluzione diventa indiretta, passando dalla formazione di uno studente per sconfiggere il rivale.
Le battute tra i personaggi, le sequenze di allenamento e la rappresentazione dello stile “scimmia” rendono la pellicola un esempio rilevante di commedia di arti marziali.

  • Lau Kar-leung
  • Lo Lieh

The Victim

The Victim è presentato come un titolo meno conosciuto nella filmografia di Sammo Hung, costruito attorno a un abbinamento efficace: l’attore viene affiancato a Byron “Beardy” Leung, noto per interpretare combattenti solidi e privi di fronzoli. Il contrasto tra le due figure crea dinamiche credibili e divertenti.
Si tratta di un film ambientato negli anni ottanta, centrato sullo scontro tra un maestro e il fratello adottivo malvagio. In particolare, l’elemento centrale non è soltanto la quantità di azione, ma la relazione tra i personaggi: Sammo Hung interpreta un prodigio arrogante e combinaguai, mentre Byron Leung veste i panni di un esperto stanco, che cerca di restare fuori dai guai anche mentre il villain dà la caccia.
Le iniziative del personaggio di Hung spingono l’altro protagonista verso il limite, alimentando una comicità funzionale alla narrazione.

  • Sammo Hung
  • Byron “Beardy” Leung

Shaolin Prince

Shaolin Prince si distingue perché Ti Lung non è associato principalmente a interpretazioni comiche, ma riesce a rendere in modo convincente il ruolo di Tao Hing. La trama segue due gemelli, cresciuti separatamente dopo l’uccisione dei genitori in età infantile, con un percorso basato su un’educazione marziale impartita in ambienti differenti.
Il film mantiene una struttura nota per il cinema kung fu dell’epoca, con la ricerca della vendetta, ma trova una propria identità nella crescita del personaggio di Ti Lung. Tao Hing viene addestrato in un tempio sotto la guida di tre monaci emarginati, indicati come Three Holy Fools.
Il gruppo viene descritto come un equivalente kung fu della comicità classica, con espressioni del volto e atteggiamenti in grado di intrattenere già solo con la presenza scenica. Le tecniche di addestramento dei monaci aggiungono ulteriore umorismo, mentre nel finale vengono messi in primo piano come risorsa decisiva.

  • Ti Lung (Tao Hing)
  • Three Holy Fools (i tre monaci emarginati)

The Spiritual Boxer

The Spiritual Boxer, realizzato da Shaw Brothers nel 1975, propone una premessa insolita per il genere: un duo padre-figlio che lavora da imbroglioni itineranti, guadagnando fingendosi esorcisti. L’equilibrio tra farsa e arti marziali viene consolidato da una dinamica narrativa precisa: all’inizio il figlio, interpretato da Wong Yue, viene separato dal padre e deve prendere in mano il lavoro di famiglia.
Il film è considerato importante anche perché segna l’esordio alla regia di Lau Kar-leung, figura riconosciuta come uno dei grandi nomi della regia nel cinema di arti marziali. In quel periodo, le commedie marziali risultavano relativamente meno comuni, con Jackie Chan ancora a distanza dai ruoli che avrebbero rappresentato il suo vero punto di svolta, in particolare quelli legati a Drunken Master e Snake in the Eagle’s Shadow.
Il tratto più innovativo viene attribuito alla contaminazione di generi: la storia inserisce elementi soprannaturali, tra fantasmi e concetti connessi al folklore cinese. Proprio questo permette alla commedia di muoversi tra paura reale e timore del possibile: il personaggio di Wong Yue arriva a chiedersi se ciò con cui ha a che fare sia davvero autentico.
Quattro anni più tardi, Wong Yue torna a lavorare con Lau Kar-leung per il sequel The Spiritual Boxer II.

  • Wong Yue
  • Lau Kar-leung (regia)

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