Horror più spaventoso dell anno scopri il trailer agghiacciante che non lascia dubbi
un horror di casa a24 che privilegia il suono e l’immaginazione, undertone si propone come un’esperienza disturbante in cui l’audio diventa il principale amplificatore di paura. il progetto esplora nuovi territori dell’orrore, puntando su atmosfere opprimenti e su un uso del sound design che trascina lo spettatore in un clima di inquietudine fin dalle prime immagini.
undertone: un horror costruito sul suono e sull’immaginazione
a24 torna a spingere i confini del genere con undertone, un progetto orientato a creare tensione più attraverso l’ascolto che la visione. il trailer rilasciato offre poche inquadrature, ma una costruzione atmosferica intensa e un uso del suono che promette un’esperienza disturbante e quasi intraprendibile.
diretto e scritto da ian tuason, il film imposta la sua narrazione su un’idea semplice ma efficace: evy, interpretata da nina kiri, è la voce di un popolare podcast sul paranormale che inizia a ricevere file audio anonimi. registrazioni inquietanti e frammenti sonori sembrano nascondere qualcosa di terrore, trascinando la protagonista in un incubo sempre più profondo. una larga parte del cast si esprime principalmente tramite la voce: l’ascolto diventa il vero campo di battaglia.
l’idea centrale e la protagonista
la tensione nasce dall’idea che l’audio sia lo strumento decisivo per suscitare paura. evy, guidata dall’ascolto di contenuti misteriosi, viene trascinata in un percorso di inquietudine che amplifica la suspense fino al finale.
il trailer e l’approccio sonoro
il trailer enfatizza i silenzi, ciò che non viene detto e ciò che resta all’immaginazione dello spettatore. l’approccio centrato sul sound design è stato accolto positivamente nelle prime proiezioni festival: una scelta che pone il suono come principale strumento di paura.
ricezione critica e potenziale impatto
le reazioni iniziali descrivono un horror lento ma inesorabile, in grado di crescere fino a un finale memorabile. si elogia la direzione di tuason, capace di reputare più insinuando che mostrando, e la prova interpretativa di nina kiri nel sostenere gran parte del peso emotivo del racconto. l’uso dello spazio sonoro, dei silenzi e delle distorsioni emerge come motore dell’angoscia.
in un panorama in cui l’horror tende a indulgere nel mostrare, undertone propone una strada diversa: ciò che non si vede ma si sente può risultare altrettanto destabilizzante. se le premesse verranno mantenute, il film potrebbe rivelarsi una delle esperienze più inquietanti dell’anno, confermando la capacità di a24 di reinventare il genere senza temere il rischio.