Halloween ends: finale sbagliato e cosa avrebbe potuto rendere migliore la saga

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halloween ends ha acceso molte discussioni dentro la saga di halloween: in uscita nel 2022 ha ricevuto reazioni soprattutto negative da parte del pubblico. Il film, però, introduce cambiamenti rilevanti, spostando l’attenzione da michael myers verso una figura nuova, corey, e ridisegnando il tono complessivo. Nonostante la distanza percepita rispetto alle aspettative tradizionali, la struttura narrativa risulta vicina a una conclusione più coerente con il messaggio di fondo del franchise.
Il punto centrale diventa chi porta avanti “the shape” e in che modo la minaccia riesca a trasformarsi. Di seguito vengono ricostruiti gli snodi principali del ragionamento, concentrandosi su corey come forma successiva del male, sul potenziale di un finale diverso e sul modo in cui la chiusura avrebbe potuto consolidare la nuova impostazione della trilogia.

corey come nuova incarnazione di “the shape”

Dal 1978, l’impianto tematico di halloween ruota attorno all’idea che il male non muoia davvero, ma cambi forma. Nel contesto del franchise, michael myers è stato a lungo il riferimento diretto di questa presenza, la “shape”. In halloween ends, l’ingresso di corey rappresenta un passaggio significativo: l’elemento maligno trova un nuovo contenitore, rendendo la minaccia più evoluta e meno legata al singolo personaggio.
Corey viene delineato come un uomo che subisce continuamente odio e vessazioni, anche dopo l’uccisione accidentale di un figlio durante l’apertura. Questa cornice lo rende un bersaglio naturale per diventare il prossimo veicolo del male.
Il film, inoltre, mostra in modo coerente la dinamica della trasformazione: Corey segue myers, apprende dai suoi metodi e arriva progressivamente a interiorizzare la logica della “shape”. L’elemento più emblematico si concentra nel tratto finale, quando indossa la maschera e sparisce quasi del tutto, fissando il legame con la “shape” come nuova forma.

Nel percorso di questo cambiamento, i momenti chiave coinvolgono in modo diretto:

  • corey come nuovo contenitore del male
  • michael myers come punto di riferimento iniziale per la “shape”
  • the shape come entità che si adatta e si sposta di forma

il finale di halloween ends che ribalta la costruzione

Nonostante l’impianto lavori a favore dell’evoluzione, il finale compie una scelta che, secondo la lettura proposta, annulla gran parte del lavoro svolto durante la storia. Il ritorno di michael nell’atto conclusivo riporta la vicenda su un terreno più tradizionale: il personaggio torna in scena, uccide corey e affronta laurie direttamente.
La preparazione accumulata nel corso del film risulterebbe così sprecata, perché la conclusione finisce per mettere in secondo piano le idee legate alla trasformazione della minaccia. In questa prospettiva, la storia perde l’occasione di far crescere il tema centrale: il modo in cui laurie possa arrivare a un punto di consapevolezza rispetto al fatto che la “shape” cambia forma.
Per sostenere questa impostazione, sarebbe stato determinante mantenere il focus sulla logica del passaggio: l’idea che il male prenda una nuova forma, invece di rimpiazzare la dinamica con un nuovo confronto diretto tra michael e laurie.

  • michael che torna nell’ultima parte
  • corey eliminato nell’epilogo
  • laurie strode coinvolta nell’ennesimo scontro frontale

michael myers morto come svolta potenzialmente più brillante

Uno degli elementi più discussi riguarda il rapporto tra immortalità e natura del personaggio. Nel periodo della trilogia, il regista david gordon green ha indicato che michael myers è umano, non una presenza soprannaturale. Questa dichiarazione rende la trama più leggibile se si immagina una distinzione netta tra ciò che mantiene vivo il “contenitore” e ciò che mantiene vivo il “male” come entità separata.
Secondo questa linea di ragionamento, una soluzione più efficace avrebbe potuto essere far partire la storia con michael myers già morto dall’inizio, lasciando che la minaccia si manifestasse attraverso the shape nella figura di Corey. Per come è costruita l’evoluzione, la rivelazione avrebbe rafforzato l’idea che ciò che conta non è la vita biologica di myers, ma il male che continua a trasformarsi.
La transizione di Corey potrebbe restare simile nello sviluppo generale, ma con un twist visivo ritenuto decisivo: quando Corey si trova davanti alla “maschera” e arriva a rimuoverla, un’inquadratura che mostri un tuffo nel simbolo—la presenza di un teschio—avrebbe reso immediatamente chiaro che la figura seguita non era più davvero myers, bensì the shape in una nuova forma che corrompe.

  • michael myers come figura non più viva
  • evil e the shape come entità distinte
  • corey come contenitore scelto dal male

il finale di corey come chiave per consolidare la “shape trilogy”

La storia, nei primi due film della trilogia, presenta laurie come una figura fissata sull’idea di trovare michael myers. Dopo la scomparsa del bersaglio, la sua evoluzione porta verso un allontanamento dall’ossessione, con un ritorno alla propria vita. In questa lettura, la conclusione di halloween ends avrebbe potuto chiudere il cerchio, rendendo Corey l’antagonista finale.
Quando laurie affronta “michael”, sarebbe stato possibile costruire un momento definitivo: la rimozione della maschera rivelerebbe corey al posto del vero myers. Questo passaggio creerebbe un punto di svolta emotivo e tematico, perché laurie comprenderebbe che myers non è più vivo e che il male attorno a lui ha cambiato forma.
In parallelo, l’esito narrativo avrebbe potuto essere coerente con la logica delle due pellicole precedenti: la storia ha impostato l’idea che non esista una risposta concreta sul “perché” degli omicidi di myers. Sarebbe quindi stato possibile far diventare il finale un approdo definitivo, dove l’unica via è imparare a lasciare andare l’ossessione, invece di inseguire ancora la stessa figura.
Le scelte recenti della saga risultano comunque vicine allo spirito del classico di john carpenter, perché lavorano maggiormente sulla shape e meno sul tentativo di spiegare la componente umana di myers. Proprio per questo, la chiusura della trilogia appare come un’occasione mancata: le idee ci sono, ma l’epilogo non porta fino in fondo la promessa tematica che era stata costruita.

  • laurie strode come figura che deve abbandonare l’ossessione
  • corey come antagonista definitivo legato alla “shape”
  • michael myers come assente o superato dalla trasformazione del male

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