Gorgonà: recensione del film di evi kalogiropoulou da vedere a venezia 82

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Il cinema contemporaneo continua a sorprendere con opere che, attraverso narrazioni intense e visivamente potenti, riescono a unire il reale al simbolico. Tra queste, spicca il film d’esordio della regista greca Evi Kalogiropoulou, intitolato Gorgonà. Presentato alla 82ª edizione della Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia, questo lavoro si distingue per la capacità di condensare tematiche profonde come amore, morte e mito in una forma cinematografica che lascia il segno. L’opera si configura come un’esperienza visiva e simbolica che supera i confini del genere, creando un ponte tra realtà quotidiana e dimensione mitologica.

gorgonà: un’ambientazione post-industriale e il ritorno del mito

Il film si apre con l’immagine di Eleni, interpretata da Aurora Marion, ritratta su una zattera in un paesaggio desolato. La scena introduce un mondo dominato dalla precarietà: una città industriale ormai abbandonata, ridotta a ruderi arrugginiti e territori controllati da bande armate. La figura di Eleni, simbolo di sacrificio e rinascita, emerge in questa cornice come una presenza sacrificale, resa ancora più potente dai dettagli visivi come i capelli sciolti e i cinturoni scintillanti.

il clan e le figure femminili: potere e resistenza

Sul fronte opposto si colloca Nikos, interpretato da Christos Loulis, leader carismatico ma brutale di un gruppo di uomini ossessionati dall’addestramento fisico e dall’uso delle armi. Tra i membri del clan spicca Maria (Melissanthi Mahut), unica donna tra gli uomini e figura complessa: amata da Nikos ma anche fonte di tensione all’interno della comunità patriarcale. Le due protagoniste femminili rappresentano poli opposti ma complementari: da un lato l’emancipazione possibile attraverso lo sguardo implacabile di Eleni; dall’altro la forza resistente di Maria.

la dualità tra eros e thanatos nel linguaggio visivo

Gorgonà si distingue per la capacità della regista di integrare elementi legati alla vita e alla morte in ogni aspetto narrativo. Le scene dedicate all’addestramento maschile evidenziano corpi bruciati dal sole e armi falliche che trasmettono una sensazione di potere autodistruttivo. In contrasto emergono le immagini dei corpi femminili — lo sguardo obliquo di Eleni o i capelli di Maria distesi sul cuscino — simboli di sensualità e trascendenza.

il richiamo al mito della gorgone

Il titolo stesso richiama la figura mitologica della Gorgone, creatura ambivalente che incarna fascino mortale e potere trasformativo. Kalogiropoulou utilizza questa suggestione per sottolineare la presenza di un elemento soprannaturale che amplifica il realismo ruvido del film senza mai interromperne l’impatto emotivo. La narrazione si sviluppa su due livelli: uno sociale-politico riguardante una comunità in rovina; l’altro mitologico-leggendario sulla trasformazione personale attraverso il mito.

L’atmosfera sonora contribuisce ad arricchire questa stratificazione narrativa: le ballate greche malinconiche accompagnano la storia suggerendo non solo il passato industriale ormai scomparso ma anche le ferite profonde di una comunità disorientata. La fotografia utilizza toni metallici e dorati per raffigurare paesaggi decadenti che assumono comunque un carattere sensuale nella loro desolazione.

una riflessione sull’identità femminile nel contesto oppressivo

Gorgonà rappresenta anche uno studio sulle dinamiche tra donne in ambienti ostili. Le protagoniste sfidano le logiche patriarcali attraverso gesti semplici ma significativi: sguardi intensi, alleanze silenziose o reazioni istintive che aprono spazi di resistenza interna al sistema opprimente.

Sintesi critica

Sommario: Un’opera che affronta temi quali desiderio, violenza e lotta per l’emancipazione femminile tramite incontri intensi tra donne; un racconto potente capace di rivelare speranza anche nelle condizioni più oppressive.

  • Nikos (Christos Loulis)
  • Maria (Melissanthi Mahut)
  • Eleni (Aurora Marion)

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