Goat recensione stephen curry film di basket animato che supera il convenzionale

GOAT presenta una narrazione sportiva focalizzata sull’inclusione, guidata dall’esordiente Tyree Dillihay. la storia ruota attorno a will harris, un giovane caprone di statura minuta, che sogna di mettersi in mostra nel roarball e di dimostrare che la diversità possa trasformare le dinamiche del gioco. il film unisce momenti di impatto emotivo, azione atletica e una prospettiva originale sul mondo delle competizioni, offrendo uno sguardo concreto su come l’impegno e l’apertura possano cambiare gli schemi consolidati.

goat: qualità distintive e enfasi sulla diversità

goat si distingue per l’equilibrio tra stile narrativo tradizionale e una costruzione del mondo originale. la storia è incentrata su will harris, interpretato da caleb mclaughlin di stra­nger things, un caprone giovane con un tiro esterno efficace, ma con ostacoli derivanti dalla propria corporatura. il contesto immaginario presenta il roarball, uno sport praticato da diverse specie del regno animale su palcoscenici molto eterogenei, offrendo una cornice visiva vivace e variegata. dal punto di vista della realizzazione, il film propone una world-building simile a quella di opere note per l’allegoria sociale, posizionando la storia in una realtà in cui l’identità rappresenta una forza piuttosto che una barriera.

la dinamica narrativa si sviluppa attraverso l’incontro tra will e una lega che mette a dura prova le sue ambizioni. l’episodio decisivo si svolge al campo chiamato the cage, dove will sfida mane, un avversario dalle dimensioni possenti, inizialmente scettico verso un atleta di piccola statura. l’esito della sfida genera un momento virale che amplifica l’interesse del pubblico e consecutivamente spinge la squadra locale a prendere in considerazione un talento inatteso. intorno a questa infuocata rampa di lancio ruotano i compagni di squadra, che contribuiscono a creare una dinamica di gruppo credibile e affettuosa.

un cast eterogeneo e dinamico sostiene la trama: archie, un rinoceronte padre di due figli, funge da protettore del pitturato; olivia, un’ostrica veloce e vanitosa quanto determinata; lenny, una giraffa con una carriera da girovago che esprime anche una vena artistica rap; m odo olachenko, un drago di komodo interpretato da nick kroll, aggiunge tocco di umorismo e originalità al gruppo. il percorso della squadra, pur rimanendo intriso di convenzioni tipiche del genere sportivo, si sente progressivo e soddisfacente grazie all’insieme di personalità distinte e ai legami tra i personaggi.

la tematica dell’inclusione e le scelte di stile

il messaggio centrale del film si concentra sull’idea che, se il gioco è gioco, allora tutti hanno diritto di appartenere. la pellicola esplora questioni legate a genere e sessualità all’interno di una lega sportiva rivolta a un pubblico giovane, presentando personaggi come jett fillmore, una giocatrice di spicco, e un reparto difensivo definito senza cliché. questa impostazione diventa una leva narrativa fondamentale per mostrare come le barriere possano essere superate quando la comunità sportiva riconosce il valore della diversità. la gestione delle dinamiche tra protagonisti e antagonisti è strutturata in modo da offrire momenti di leggerezza insieme a spunti di riflessione, mantenendo ritmo e coerenza narrativa.

dettagli tecnici e calendario

  • uscita nelle sale 13 febbraio 2026
  • durata 93 minuti
  • regista tyree dillihay
  • sceneggiatori aaron buchsbaum, teddy riley, nicolas curcio
  • produttori rodney rothem an, stephen curry, michelle raimo kouyate, erick peyton, adam rosenberg
  • caleb mclaughlin — will harris
  • gabrielle union — jett fillmore
  • jenifer lewis — flo
  • david harbour — archie
  • nicola coughlan — olivia
  • will curry — lenny
  • aaron pierre — mane
  • nick kroll — modo olachenko

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