Film più lungo del mondo 867 ore scopri perché dura così

questo testo analizza logistics, un documentario svedese del 2012 che alza l’asticella della durata cinematografica per rivelare un significato profondo. l’opera non si limita a raccontare un viaggio lungo nel tempo, ma mostra come un oggetto comune metta in luce una rete globale di passaggi e interdipendenze spesso invisibili. la proiezione temporale non è una curiosità: diventa la chiave per comprendere la complessità della produzione e della distribuzione odierna.

logistics: il documentario svedese che spinge al massimo la durata

l’idea nasce nel 2008 dai registi erika magnusson e daniel andersson, che prendono spunto da un articolo su uno spazzolino elettrico legato a una catena di produzione che coinvolge dieci paesi diversi. la scelta cade su un contapassi, per seguire l’oggetto dall’origine al consumatore senza eliminazioni o tagli. il film racconta l’intero percorso: dall’assemblaggio in cina al porto di shenzhen, poi il trasporto via mare, il passaggio nel Mediterraneo e nel Canale di Suez, attraversando l’Oceano Indiano fino alla consegna a Stoccolma, tutto in tempo reale. la durata, 857 ore, non è un mero record: è la condizione stessa del racconto.

  • Erika Magnusson
  • Daniel Andersson

la manifestazione narrativa si fonda su una scelta apparentemente semplice eppure significativa: seguire un contapassi come simbolo di un insieme di processi quotidiani che creano valore senza che se ne percepiscano immediatamente le componenti.

dal concept alla messa in scena: percorrere un oggetto dall’origine al consumo

il progetto mette in luce la complessità della produzione globale, dove componenti, trasferimenti e lavorazioni si susseguono in contesti diversi. l’oggetto scelto diventa la lente per osservare come ogni passaggio, ogni trasporto e ogni ritardo contribuiscano a definire il tempo necessario affinché l’oggetto arrivi nelle mani del consumatore.
la narrazione privilegia una prospettiva cronologica continua: la traiettoria dall’assemblaggio in cina al porto di Shenzhen, dalla circolazione via mare al canale di suez, fino all’arrivo finale in scandinavia. questa scelta rende evidente come tempo e logistica siano materialmente la materia stessa del film, una condizione indispensabile per comprendere la rete di scambi che sostiene la quotidianità moderna.

significato e impatto: una riflessione sul mondo connesso

logistics non si limita a provocare curiosità per la sua lunghezza record: mette in rilievo quanto siano intrinsecamente interconnessi i sistemi che permettono a gesti semplici di diventare routine. il film esplicita una verità spesso taciuta: la nostra quotidianità si fonda su meccanismi enormi, che operano dietro ogni gesto automatico e ogni scelta di consumo. tempo e energia diventano la materia narrativa, e la visione proietta in primo piano le dinamiche che sostengono l’oggetto più comune.
rispetto ad altri esperimenti di estensione temporale, come Shoah di Claude Lanzmann o Modern Times Forever, logistics continua a spostare l’asticella trasformando il tempo in una componente essenziale della realtà raccontata, non solo un elemento scenico.
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