Film degli anni 2010 dimenticati: 10 titoli che invecchiano come vino pregiato

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Alcuni film degli anni 2010 si sono persi nei ritmi del tempo e meritano un ritorno d’attenzione. Tra drammi storici, thriller, commedie e horror capaci di lasciare il segno, emergono titoli che all’epoca non hanno avuto la giusta visibilità oppure sono scivolati nell’ombra dopo l’uscita. Qui viene proposta una selezione di opere sottovalutate, accomunate da interpretazioni incisive e da scelte narrative coraggiose.

film anni 2010 sottovalutati: 10 titoli da rivalutare

silence (2016)

Silence è spesso considerato tra i lavori più trascurati di Martin Scorsese. Il film non era costruito per diventare un grande blockbuster: è un’epopea storica che segue il sacerdote interpretato da Andrew Garfield. All’interno del Giappone del XVII secolo, Rodrigues si introduce nel Paese per ritrovare il suo mentore, Liam Neeson. La missione porta a una verifica brutale della fede di fronte alla persecuzione anti-cristiana.
Il progetto, personale e tutt’altro che semplice da affrontare, lavora su temi legati al senso del servire Dio e al “silenzio” percepito. Il risultato è un’opera capace di colpire, ma spesso discussa meno di quanto meriterebbe.

the place beyond the pines (2012)

The Place Beyond the Pines è un titolo che, a distanza di tempo, tende a essere dimenticato. La narrazione si presenta con una struttura articolata in tre parti, affidate rispettivamente a Ryan Gosling, Bradley Cooper e Dane DeHaan. Il racconto mette al centro l’idea che le colpe e le scelte di un padre possano incidere in modo diretto sul destino di un figlio.
Il film costruisce un ritratto cupo di caratteri e di conseguenze, trattando in modo concreto il peso dell’eredità e della mascolinità. Nonostante l’impianto narrativo complesso, le interpretazioni e la forza emotiva restano elementi distintivi.

blackhat (2015)

Diretto da Michael Mann, Blackhat affronta il tema del cyberterrorismo. In fase iniziale il film ha ricevuto critiche negative, con accuse di apparire datato e distante dal contesto, arrivando anche a rappresentare uno dei grandi flop degli anni 2010.
A distanza di un decennio, l’opera viene rivalutata per l’impianto da thriller moderno e per l’estetica curata. In alcuni passaggi la trama può risultare complicata o appesantita, ma la suspense resta sostenuta da ritmo, azione energica e da un cast di alto livello, con Chris Hemsworth e Viola Davis.

brawl in cell block 99 (2017)

Brawl in Cell Block 99 è un ritorno allo stile rétro di S. Craig Zahler, dopo il precedente Bone Tomahawk. Il film mette al centro un criminale interpretato da Vince Vaughn: dopo aver creato un nemico tra i piani di un boss della droga, precipita in una spirale di violenza. La storia, pensata come un thriller crudo e asciutto, unisce brutalità e un umorismo di fondo.
Le scene più dure risultano particolarmente impattanti, con momenti di violenza capaci di mettere a disagio. Nonostante questo, il film mantiene anche una componente emotiva e valorizza lo stile di Zahler, riconoscibile nei dialoghi. La visione è intensa, ma adatta anche a chi cerca un azione da rivedere.

nightcrawler (2014)

Nightcrawler è ricordato soprattutto per la performance inquietante di Jake Gyllenhaal, nei panni di un “stringer” ossessivo e senza scrupoli. L’opera offre una lettura tagliente sul giornalismo da tabloid, mescolando dark comedy, thriller neo-noir e una componente più profonda che attraversa l’idea di ambizione e rivalsa.
Il protagonista, Lou, trova nel lavoro una sorta di opportunità perfetta, e mostra quanto raramente si fermi davanti a confini morali. Il film risulta difficile da incasellare in modo semplice: costruisce un’accusa verso capitalismo senza freni e sfruttamento mediatico, rappresentando un personaggio moralmente corrotto che prospera in quel contesto.

macgruber (2010)

MacGruber nasce da un’idea parodica ricorrente in ambito SNL, legata al mondo di MacGyver. Nonostante gli elementi di partenza, il film si rivela una delle commedie più riuscite del decennio. La storia riporta in scena un agente speciale vanitoso e sopra le righe, interpretato da Will Forte, che viene richiamato dopo il ritiro per affrontare un vecchio avversario impersonato da Val Kilmer.
Quando le gag funzionano, il risultato è davvero esilarante. MacGruber trova una spinta ulteriore grazie a Kristen Wiig, che sostiene il protagonista in una costruzione incentrata sulla psiche del personaggio, rendendo la comicità più mirata rispetto ad altri spin-off nati da sketch televisivi.

  • Will Forte
  • Val Kilmer
  • Kristen Wiig
  • Christopher Nolan (citato come grande apprezzatore)

elle (2016)

Diretto da Paul Verhoeven, Elle si inserisce nel solco delle opere capaci di generare controversie. Nel film, Isabelle Huppert interpreta una donna d’affari che viene aggredita da un attaccante sconosciuto. Invece di rivolgersi alle autorità, la protagonista riprende la sua vita quotidiana e decide di muoversi per individuare chi l’ha colpita.
Il racconto mescola thriller e black comedy e punta a costruire un personaggio che rifiuta di sentirsi vittima. La storia, inoltre, crea una relazione anomala con l’aggressore, mettendo alla prova tabù attraverso una ricerca di carattere. La parte centrale della tensione è sostenuta dalla prova della protagonista.

one cut of the dead (2017)

One Cut of the Dead è un horror-comedy divenuto culto e spesso definito tra i più “leggeri” nel genere degli zombie. Il film non segue un’epidemia inventata in stile classico: racconta il tentativo di una troupe improvvisata di girare una pellicola zombie per la televisione, realizzando l’intero progetto con un solo ciak. Anche la struttura è pensata con intelligenza, poiché l’inizio mostra subito il singolo ciak e solo più avanti viene spiegato come sia stato possibile.
L’apertura funziona come promessa e diventa un meccanismo narrativo che attiva curiosità e coinvolgimento. Il film viene riconosciuto per la sua originalità, capace di prendere un genere inflazionato e reinventarne l’angolazione. Il risultato è un’opera che riesce a far emozionare mentre procede la costruzione della “messa in scena”.

annihilation (2018)

Annihilation adatta in modo “libero” il romanzo cult omonimo e vede Alex Garland proporre un’interpretazione contemporanea di Stalker. La trama segue un team militare composto da donne che si muove dentro “The Shimmer”, una zona misteriosa generata da una forza aliena. L’area altera sia il DNA sia la mente di ciò che vive al suo interno.
Il film, dopo una distribuzione legata alle piattaforme, viene descritto come un pasto esistenziale “pesante”: offre azione e horror, inclusa un’iconica aggressione di un orso mutante, ma non si limita all’intrattenimento. Rimangono centrali anche i temi sulla tendenza dell’essere umano all’auto-sabotaggio, sia nelle relazioni sia nella propria vita.

upgrade (2018)

Upgrade è un thriller di fantascienza presentato come un gioiello del periodo Blumhouse: pur ottenendo un risultato economico significativo, è stato oscurato da titoli più noti. Oggi viene considerato maturo per una riscoperta. La storia segue Trace, interpretato da Logan Marshall-Green, rimasto paralizzato dopo un’aggressione violenta.
Il protagonista riprende il controllo del corpo grazie a un chip sperimentale a base di intelligenza artificiale chiamato STEM. La lotta diventa quella per mantenere il controllo su se stesso. Il film riesce a superare i limiti di un budget ridotto e si presenta come un action ragionato, ricco di idee e in grado di costruire sequenze creative. Anche l’elemento finale viene indicato come un colpo forte per l’impatto emotivo.

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