Film d’animazione sottovalutati da vedere subito 10 consigli che ti sorprenderanno

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l’animazione nel cinema spesso finisce ai margini, associata soprattutto a prodotti per famiglie. In realtà, il medium si presta a molte tonalità narrative: horror, commedia, surrealismo e storie anche molto dure. Di seguito emerge una selezione di titoli considerati underrated, capaci di ribaltare le aspettative sul ruolo dell’animazione.
Molti film animati ottengono lo status di “gemma nascosta” perché sfidano l’idea di cosa dovrebbe essere un cartone: non solo grandi classici di riferimento per gli appassionati, ma anche opere meno note al grande pubblico, incluse alcune produzioni per ragazzi che restano spesso in ombra.

9 (2009): un’apocalisse postuma e pupazzi viventi

9 (2009) nasce con presupposti sfavorevoli e incassa poco al botteghino, con reazioni critiche mediocri. La vicenda si colloca in un futuro spento: un gruppo di burattini ragdoll ancora in vita affronta macchine e prova a capire perché la tecnologia sembri volerli cancellare. L’idea, originale rispetto a molti lavori coevi, non coincide però con i gusti di una parte del pubblico generalista.
Il film riceve una classificazione PG-13, elemento che avrebbe dovuto chiarire il livello non “per bambini”. Le recensioni, invece, mettono in risalto aspetti percepiti come troppo cupi e spaventosi. In assenza di pregiudizi, il titolo risulta una riflessione efficace sulla tenacia dello spirito umano, sostenuta anche da visual molto curati.

fire and ice (1983): fantasy adulto e rotoscopio

Fire and Ice (1983) è un esempio emblematico del fantasy “spada e magia” in voga nei primi anni ’80. Ralph Bakshi firma un lavoro diventato di culto: un barbaro, Larn, giura vendetta contro una regina malvagia che distrugge il suo villaggio tramite una magia di natura gelida. Frank Frazetta contribuisce con uno stile epico, mentre la tecnica di rotoscoping conferisce al movimento una fluidità quasi onirica.
Rotoscoping indica un procedimento in cui si registra materiale live-action e lo si traccia successivamente per costruire l’animazione.
Bakshi, nel corso della carriera, realizza soprattutto film animati pensati per un pubblico adulto: per questo Fire and Ice tende a essere sottovalutato. Il film merita una posizione tra i grandi fantasy degli anni ’80 perché l’animazione permette di costruire scene difficili da ottenere con il live-action, offrendo uno sguardo concreto sulle possibilità espressive del medium.

persepolis (2007): graphic novel animata e rivoluzione iraniana

Persepolis (2007) nasce dopo l’adattamento della storia di Marjane Satrapi in forma di graphic novel. Il passaggio successivo porta quel materiale sullo schermo: il film racconta l’infanzia e l’adolescenza di Satrapi come ragazza ribelle durante i momenti di grande tensione legati alla rivoluzione iraniana. Lo stile illustrativo richiama quello del fumetto e, anche in un contesto tragico, mantiene una componente di meraviglia mentre la narrazione resta cupa.
Il film ottiene una candidatura agli oscar come best animated feature, ma non raggiunge la stessa diffusione di altre proposte più convenzionali. Affronta temi pesanti, però l’impianto creativo e lo stile rendono la visione della dark narrative più accessibile senza attenuarne la forza. Il merito principale è l’uso dell’animazione per scavare più a fondo dentro le tematiche.

it’s such a beautiful day (2012): umorismo surreale e malattia misteriosa

It’s Such a Beautiful Day (2012) mostra che l’animazione può essere sia grandiosa sia intima. Qui l’impronta è piccola, essenziale: il regista Don Hertzfeldt scrive, dirige, interpreta la narrazione e realizza l’animazione seguendo la storia di un personaggio stilizzato affetto da una condizione neurologica misteriosa. La struttura nasce originariamente da tre cortometraggi poi uniti in un’unica versione da circa 60 minuti.
L’aspetto più evidente è l’umorismo surreale, talvolta vicino all’area sperimentale. Pur con divagazioni atipiche, la storia mantiene un filo di umanità che rende l’esperienza particolarmente coinvolgente. Vengono ridotti al minimo gli elementi “di superficie” per arrivare al nucleo: un lavoro essenziale, ispirato sia per contenuto sia per realizzazione.

perfect blue (1997): trasformazione, realtà che sfugge e inquietudine

Perfect Blue (1997) rappresenta uno dei picchi della filmografia di Satoshi Kon. Il passaggio di una pop star verso la recitazione porta presto a conseguenze destabilizzanti: la violenza del ruolo sembra farsi reale. Il risultato è un film notturno, coinvolgente e più inquietante di molte produzioni live-action, grazie anche a una resa visiva capace di condurre lo spettatore in una spirale di ambiguità.
Per gli appassionati di horror, il titolo è particolarmente indicato. Per il pubblico cinefilo, invece, la forza sta nella capacità dell’animazione di liberare la storia dai vincoli di una realtà rigida: il film agisce sulla percezione con manipolazioni visive sottili. Il riconoscimento verso le opere anime nel mondo occidentale cresce, e Perfect Blue rientra pienamente tra i lavori che meritano attenzione e citazioni.

the pirates! band of misfits (2012): umorismo, musica e premi mancati

The Pirates! Band of Misfits (2012) ottiene un riscontro economico positivo, ma resta meno noto fuori dal Regno Unito. La commedia firmata Aardman mette al centro un pirata estremamente motivato che punta a vincere il prestigioso Pirate of the Year Award. L’impostazione è ricca di scherzi e battute, con un tono adatto anche a un pubblico giovane.
In alcuni mercati, l’uscita avviene con un titolo differente, ovvero The Pirates! In an Adventure with Scientists!. La particolarità del film, rispetto ad altre gemme animate meno considerate, è che non si limita a un solo target: offre qualcosa a più fasce di spettatori, con giochi di parole e una colonna sonora presente e funzionale. Per chi cerca alternative alle solite produzioni, il titolo si propone come opzione brillante.

mad god (2021): stop-motion, inferno e incubi

Mad God (2021) è un caso raro nel panorama dell’animazione. Il progetto è pensato e rifinito a lungo dall’esperto di effetti speciali Phil Tippett, con un risultato che si colloca in una categoria personale. Una figura misteriosa scende nelle profondità dell’inferno e incontra creature, mostri e paure costruite come incubi. Il film viene citato tra i migliori prodotti in stop-motion realizzati negli anni più recenti, oltre che come una delle proposte più originali del medium.
È una combinazione tra horror e surreale. Ogni svolta riorienta lo sguardo dello spettatore e rende il processo creativo simile a un tributo alla regia e all’invenzione. Non risulta adatto a tutti, ma tende a lasciare una traccia forte: tra i film statunitensi, sono pochi quelli che spingono così in avanti i confini dell’animazione.

the mitchells vs. the machines (2021): commedia familiare e tecnologia ostile

The Mitchells vs. the Machines (2021) paga un contesto complicato: viene classificato come una delle “vittime” più dolorose legate alle circostanze COVID e non riesce a emergere con piena visibilità. La storia segue un gruppo familiare disfunzionale mentre accompagna la figlia adolescente all’università. Durante il viaggio, arrivano attacchi da parte di una tecnologia dotata di volontà e capacità autonome.
Il film espone chiaramente i temi, con un tono sincero da family comedy che mancava in modo evidente in anni più recenti. Dal punto di vista visivo, la produzione di Sony Pictures Animation risulta curata e adeguata al ritmo della vicenda, rendendo la visione scorrevole e coinvolgente.
La distribuzione non avviene tramite uscita in sala, ma tramite Netflix. Anche se il titolo ha performato bene in streaming, finisce per essere spesso ricordato come un cult più che come un fenomeno mainstream. Resta quindi una proposta valida per chi cerca animazione e film di qualità.

marcel the shell with shoes on (2021): ibrido live-action/animazione e tenerezza

Marcel the Shell with Shoes On (2021) è una gemma meno celebrata, pur essendo tecnicamente un ibrido tra live-action e animazione. Un regista soggiorna in un appartamento Airbnb e scopre un personaggio insolito: una conchiglia parlante, brillante e precoce, che diventa subito virale online. Il film, fatto di grazia e particolarità, punta a toccare le corde emotive con naturalezza.
Oltre alle battute legate alla cultura contemporanea, rimane una storia “tradizionale” centrata sul tema famiglia. È indicato anche per un pubblico più giovane, ma include elementi che offrono valore ai più adulti. L’idea di usare la creatività per esplorare concetti familiari con strumenti intelligenti funziona perché l’animazione, quando lavora tra il normale e l’inaspettato, amplia lo sguardo.

tokyo godfathers (2003): tre senzatetto e un’avventura natalizia

Tokyo Godfathers (2003) è considerato uno dei più grandi film d’animazione mai realizzati, anche se non riceve l’attenzione che meriterebbe presso un pubblico più ampio. La trama mette al centro tre senzatetto a Tokyo, che nel periodo natalizio trovano un bambino abbandonato. Da lì prende avvio un’avventura intensa e imprevedibile per rintracciare i genitori del piccolo.
La regia di Satoshi Kon riesce a comprimere un grande ventaglio di emozioni in un tempo di circa 90 minuti. Il film mostra una forma di gentilezza verso gruppi tradizionalmente marginalizzati e costruisce personaggi ricchi, capaci di sostenere temi complessi. La storia si inserisce nella tradizione dei film natalizi, ma conserva forza anche in qualsiasi periodo dell’anno, dimostrando come l’animazione possa diventare lo strumento perfetto anche per un racconto più lineare.

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