Emerald fennell film classificati dal peggiore al migliore
emerald fennell ha intrapreso un percorso di regia che ha già acceso discussioni critiche, spaziando tra opere dal taglio provocatorio e dalla forte carica visiva. In questa analisi si esaminano tre titoli chiave: saltburn, promising young woman e wuthering heights, evidenziando lo stile, i temi centrali e la ricezione del pubblico. L’obiettivo è offrire una lettura rigorosa e coerente con quanto presentato dalle opere, senza invenzioni o distrazioni superflue.
saltburn
Tra le opere di fennell, saltburn resta quella che ha generato i dibattiti più accesi. Pur non risultando una pellicola premiata come miglior lungometraggio, la sua uscita su piattaforme streaming nel 2023 ha assunto una risonanza significativa, diventando un fenomeno virale. La musica di accompagnamento accompagna una narrazione tesa tra comicità nera e tensione psicologica, legata a una storia di classe ambientata in una residenza estiva aristocratica.
La critica è divisa, evidenziando una visione stilistica molto marcata e una gestione delle performance notevole. Il film si distingue per una scelta recitativa accurata e per un uso dell’immagine che privilegia l’estetica opulenta e l’uso sapiente degli elementi scenografici. Tra i punti di forza emerge la performance di Jacob Elordi, che si distingue all’interno di un cast composto da attori notevoli, mentre Barry Keoghan e Rosamund Pike offrono interpretazioni solide che alimentano le dinamiche della storia. La pellicola, però, viene criticata per una profondità tematica non sempre allineata al potenziale visivo e narrativo.
- Barry Keoghan
- Rosamund Pike
- Jacob Elordi
promising young woman
La questa opera d’esordio di fennell ha marcato un debutto particolarmente memorabile nel panorama hollywoodiano. Si tratta di un thriller ispirato al movimento #MeToo, centrato su Cassie, una giovane donna che sceglie la vendetta come risposta alle ingiustizie subite nel contesto universitario. Il film ha conquistato riconoscimenti importanti, tra cui un premio all’originalità della sceneggiatura, aprendo la strada a una voce rinnovata nel cinema statunitense.
Uno degli elementi di maggiore efficacia è rappresentato dalla scelta del cast: l’autrice costruisce una galleria di volti noti che, pronte a mostrarsi “bravi ragazzi”, espongono la falsità di tali ruoli in relazione alle dinamiche di potere. Le scelte recitative, insieme all’uso del tono e dell’umorismo nero, danno vita a una pellicola capace di stimolare riflessioni critiche sul tema della violenza sessuale e sulle responsabilità sociali, anche se alcune scelte narrative e l’andamento generale possono far discutere sul grado di coerenza rispetto ai propri obiettivi.
Nel complesso, la forza principale risiede nel modo in cui il film utilizza la performance maschile come riflesso di pregiudizi culturali, offrendo una provocazione intelligente e pungente. Non mancano momenti audaci e una messa in scena che sostiene una narrazione audace, capace di innescare dialoghi significativi tra pubblico e critica.
- Carey Mulligan
wuthering heights
La pellicola più recente di fennell si conferma come la produzione più ambiziosa del suo repertorio. Le reazioni della critica sono fortemente polarizzate: alcuni apprezzano la riuscita estetica e l’approccio sensoriale, altri criticano la mancanza di profondità tematica rispetto alle attese derivanti dalla sua cifra stilistica. In questo contesto, wuthering heights viene analizzata come l’opera più formale tra quelle realizzate finora, capace di parlare tramite il ritmo visivo e le scelte cromatiche piuttosto che attraverso un’ampia discussione ideologica.
La produzione si distingue per una direzione visiva audace e per un gusto parodistico-amatorrente che altera la percezione dello spazio e del tempo. Il film impiega colori espressivi e una colonna sonora realizzata da Charli XCX, contribuendo a creare un’atmosfera quasi onirica, in dialogo con una regia che privilegia l’elemento emozionale e la sperimentazione formale. La performance di Margot Robbie, nei panni di Cathy, resta una delle immagini più iconiche, affiancata dall’apporto di Alison Oliver nel ruolo di Isabella, e da una recitazione collettiva che alimenta momenti di forte impatto scenico.
Nei primi due terzi, la regia si mostra più leggera e conditoa di humour, offrendo alcune delle sequenze più riuscite: l’apertura e i passaggi narrativi giocano con le aspettative dello spettatore e mettono in luce l’interprete Isabella, interpretata da Alison Oliver, la quale ruba spesso la scena. Nell’atto finale, il racconto romantico e tragico perde un po’ di slancio, ma la pellicola rimane un’esperienza sensoriale marcata, capace di offrire spunti di riflessione sui temi della passione, del destino e della finzione letteraria. Se fennell continuerà su questa strada, la sua cinema-senza- compromessi potrebbe ottenere una maturazione ulteriore.
- Margot Robbie
- Alison Oliver