Reacher 3: ecco perché il protagonista finisce sempre nei guai

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Il finale della terza stagione di Reacher offre spunti interessanti sulla motivazione del protagonista, interpretato da Alan Ritchson. La trama si concentra sul tema della vendetta per le perdite subite, rivelando un personaggio che, pur non essendo il più affettuoso, ha una propensione a proteggere i più deboli.

Motivazioni di Reacher Secondo Neagley

Neagley e la sua analisi su Reacher

Nel corso dell’episodio intitolato “Unfinished Business”, Neagley espone una teoria sul comportamento di Reacher. Secondo lei, non agisce per un senso tradizionale di giustizia o per amore verso gli indifesi; piuttosto, lo fa per la sua avversione nei confronti dei potenti e arroganti che credono di poter sfuggire alle conseguenze delle loro azioni.

“È perché odi i grandi, i potenti e presuntuosi che pensano di farla franca.”

L’Evoluzione del Personaggio di Reacher

Le radici dell’odio di Reacher per i “grandi”

La terza stagione abbandona in gran parte la struttura dei flashback presente nelle precedenti stagioni. Viene messo in evidenza come l’infanzia di Jack abbia influito sulla sua percezione del bene e del male. La sua lotta contro i bulletti è emblematicamente legata al suo attuale desiderio di punire coloro che abusano del proprio potere.

I nemici affrontati da Reacher sono sempre figure potenti convinte che la loro ricchezza li renda immuni alle conseguenze. Dalla prima stagione con i Kliners fino ai poliziotti corrotti nella seconda, ogni scontro rappresenta un modo per portare giustizia anche quando ciò implica misure estreme.

L’esperienza visiva offerta da Reacher è catartica: mostra come il protagonista riesca a far fronte ai “grandi” in modi drammatici e soddisfacenti.

  • Alan Ritchson – Jack Reacher
  • Maria Sten – Frances Neagley
  • Anthony Michael Hall – Beck
  • Olivier Richters – Paulie

A conclusione della terza stagione, il pubblico può vedere come la vera motivazione alla base delle azioni di Reacher si intrecci con esperienze passate e una profonda avversione verso l’ingiustizia sociale.

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