Migliori show zombie dimenticati da tutti

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Il genere horror ha saputo adattarsi e reinventarsi nel panorama televisivo, con un ruolo di rilievo assunto da i zombie. Le narrazioni apocalittiche che coinvolgono orde di non-morti sono tra le preferite dal pubblico, grazie alla loro capacità di evolversi e di offrire nuove prospettive nel tempo. Questo approfondimento si propone di analizzare alcune tra le serie meno conosciute ma altrettanto significative, che hanno contribuito a ridefinire il mito degli zombie tra dramma, satira e introspezione umana.

serie zombie al di fuori dei titoli più noti

Seppure grandi blockbuster come The Walking Dead o The Last of Us abbiano dominato il quadro culturale, molte produzioni meno conosciute meritano attenzione per la loro originalità e profondità. Queste serie hanno la capacità di portare il genere verso nuove direzioni, spesso concentrandosi su tematiche più intime, sociali o sovversive, in grado di coinvolgere e sorprendere gli spettatori più attenti.

in the flesh (2013-2014)

un racconto emotivamente intenso che rivoluziona il concetto di storia zombie

La serie britannica In The Flesh si distingue per un’idea rivoluzionaria: gli zombie sono stati “guariti” e reintegrati nella società. La storia si focalizza su Kieren Walker (interpretato da Luke Newberry), un ex-zombie che tenta di affrontare le proprie colpe e il trauma, inserendosi in un villaggio rurale. Questa produzione si concentra meno sull’azione e più sui conflitti interni, utilizzando gli zombie come metafora di precarietà identitaria, pregiudizio e processo di guarigione.
Uno dei punti di forza di In The Flesh risiede nella sua capacità di trattare tematiche sociali in modo sottile e profondo, ponendo l’accento sulle tensioni tra individui e comunità in un contesto di piccola scala. La serie si distingue per un approccio introspectivo e realistico, che mette in luce come la paura del diverso possa alimentare il disprezzo sociale, svelando un mondo in cui il terrore è spesso interiore più che esteriore.
Inoltre, la narrazione si caratterizza per un equilibrio tra momenti di introspezione e sequenze horror, mantenendo sempre vivo in modo ricercato e coinvolgente l’interesse dello spettatore.

daybreak (2019)

un mix esplosivo di teen drama, horror e comicità, con uno stile distintivo

Da Netflix, Daybreak si presenta come un’interpretazione fuori dagli schemi del genere zombie, combinando umorismo, azione e ambientazioni post-apocalittiche in un insieme volutamente caotico e divertente. La storia segue Josh Wheeler (Colin Ford), un adolescente che naviga tra fazioni di sopravvissuti in un mondo devastato da un’apocalisse zombie che introduce un’inedita versione della lotta per la sopravvivenza.
Ciò che rende questa serie unica è la sua capacità di scollegarsi dai canoni tradizionali, mescolando comedy, tematiche adolescenziali e sagas di zombi. Il suo stile visivo si distingue per colori saturi, sequenze stilizzate e un approccio autoriale, che conferiscono un’energia vigorosa e fresca. La serie affronta anche questioni di adattamento, identità e reinvenzione personale, rendendola una proposta differente e sorprendente nel panorama zombie.

black summer (2019-2021)

una rappresentazione intensa e realistica del caos post-apocalittico

Black Summer si distingue per uno stile crudo e coinvolgente, puntando sulla sospensione di realtà nella narrazione. La serie inizia con Rose (Jaime King), madre alla ricerca della propria figlia in un mondo sopraffatto dal collasso sociale e dall’attacco degli zombie veloci e implacabili. L’approccio visivo si basa su long take, minima spiegazione e montaggio disorientante, che amplificano il senso di disorientamento e paura.
Il realismo è al centro della serie, che preferisce catturare scene di sopravvivenza quotidiana come battute, fughe e standoff, creando una tensione continua. I personaggi sono dipinti con sfumature complesse, emergendo attraverso momenti di calma e improvvise esplosioni di violenza. Questa modalità di narrazione rende Black Summer tra le più avvincenti e equilibrate tra horror e dramma umano.

dead set (2008)

una satira mordente che porta il reality al limite dell’orrore

Prima di Black Mirror, Charlie Brooker ha ideato Dead Set, mini-serie che incrocia horror, satira e critica sociale. Ambientata durante la produzione del reality show britannico Big Brother, questa produzione trasmette l’idea di una crisi zombie che colpisce il set televisivo. I concorrenti, ignari del vero pericolo, si trovano a dover fronteggiare un’orda di non-morti che rende ogni scena un show di sopravvivenza con toni spietati e ironici.
Il punto di forza di Dead Set risiede nella capacità di sfruttare il contesto della televisione e della cultura pop per narrare una critica feroce alla società dei media, alla vanità, e all’fetishismo della celebrità. La serie si presenta come un must per gli amanti del genere, grazie a un ritmo tightly-paced, gore sproporzionato e una satira incisiva che non scarseggia di mordente.
In sintesi, questa produzione si rivela un esempio di come il mondo degli zombie possano essere utilizzati per scuotere le coscienze e riflettere sui meccanismi sociali e mediali contemporanei, rimanendo un prodotto distintivo e di grande impatto nel panorama horror televisivo.

Personaggi, ospiti e membri del cast delle serie analizzate:

  • Luke Newberry
  • Amy Dyer
  • Colin Ford
  • Jaime King

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